Spi Cgil – Nomisma: Italia unica in Eu con Pil in crescita da 3 semestri

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industria italiana

L’Italia è l’unico paese in area europea i cui Pil nazionale è in crescita da tre semestri consecutivi, nonostante la crisi energetica. Il tutto in un contesto dove la produzione industriale è in crescita, confermandosi come una vera potenza in Europa e il dato occupazionale continua a salire, raggiungendo un tasso del 60,3%.

Queste le maggiori evidenze emerse in occasione del convegno “Noi non siamo indifferenti” promosso da Spi Cgil Lombardia nell’ambito della 28^ edizione dei Giochi di LiberEtà, Nomisma ha presentato lo studio Scenari internazionali, un’analisi che descrive quanto sta accadendo a livello energetico in Europa a seguito del conflitto in Ucraina e quali sono le ripercussioni economiche all’interno dell’Italia.

Export di gas dalla Norvegia in Italia dal 3% al 20%

A seguito delle sanzioni imposte alla Russia, gli equilibri energetici europei sono nettamente cambiati.

Le sanzioni hanno spinto l’apparato governativo russo a ridurre il flusso di gas naturale verso l’Europa, portando ad un conseguente fortissimo aumento dei prezzi di vendita per metrocubo: in questa situazione, e a questi prezzi la Russia guadagna più di un anno fa.

Con la chiusura del mercato russo, il primo fornitore di gas per l’Europa è diventata la Norvegia, ottava produttrice mondiale di gas naturale con i suoi 110 miliardi di metri cubi: dalla Norvegia ogni giorno arrivano ben 330 milioni di metri cubi di gas al giorno, con una stima di 122 miliardi di metri cubi all’anno.

In questo scenario, tra il 2021 al 2022 anche in Italia si assiste a un cambiamento di riferimenti nel settore energetico. La Russia, che esportava in Italia ben il 40% del totale del gas consumato, oggi diminuisce la sua influenza e si ferma al 18%, lasciando così ampio margine all’export norvegese, che da un piccolo 3% oggi raggiunge un bel 20% del totale.

I cambiamenti geopolitici hanno avuto una forte ricaduta sui prezzi dei beni primari.

L’energia elettrica è la risorsa che più di tutte ha subito un incremento di prezzo per megawattora, la cui variazione a settembre 2022 in Italia si assesta al +303% su base annua, a cui corrisponde un aumento del 19% su base giornaliera.

L’aumento del prezzo del gas, inoltre, ha influito sull’aumento del prezzo del petrolio e del carbone, facendo entrare il paese all’interno di una vera e propria crisi energetica che colpisce tutti i settori e che ci sta portando verso una delle peggiori inflazioni dagli anni Ottanta, toccando in Italia in agosto 8,4 punti percentuali.

All’interno di questo mercato, si inseriscono anche gli speculatori finanziari, coloro che acquistano beni primari per rivenderli nel giro di pochissimo a prezzi via via sempre più alti a causa della volatilità dei prezzi. In un mercato che si muove in maniera così rapida, le grandi imprese riescono ad avere la liquidità che fa da cuscinetto per reggere l’onda di questa incertezza, cosa che invece non sono in grado di sostenere le piccole imprese.

Crisi energetica e mercato italiano

La crisi energetica che si sta per abbattere sull’intera Europa ha come primaria ripercussione un tasso di inflazione che nel giro di pochissimi mesi è schizzato alle stelle, raggiungendo nel secondo trimestre del 2022 6,6 punti percentuale; dall’altro lato, le retribuzioni contrattuali orarie hanno sì subito una variazione in positivo, ma si assesta solo allo 0,9%: si evince che il problema a cui stiamo assistendo è che è nettamente calato il potere d’acquisto per singola persona.

Ma, nonostante ciò, i numeri di questi ultimi mesi mettono in evidenza che l’Italia ha le carte in regola per resistere alla crisi che si profila per i prossimi mesi.

Il tasso di crescita del Pil nazionale è costantemente in aumento. I dati, infatti, mostrano che l’Italia è l’unico paese che per ben tre semestri consecutivi vede un’alta crescita del Prodotto interno lordo – nel secondo quadrimestre del 2022 è l’unica che si assesta con una crescita di 1,1 punti percentuale, a dispetto di una media europea che si ferma solo ad uno 0,6%.

La produzione industriale – tralasciando il picco negativo dell’aprile 2020, nel pieno della prima ondata pandemica – è in costante crescita: l’industria italiana continua a lavorare in maniera ottimale, confermandosi come una vera e propria potenza in Europa.

Inoltre, da un punto di vista occupazionale, l’Italia sembra essere uscita da una stagnazione di lunghi anni, raggiungendo un alto tasso in numero di occupati, che nel luglio del 2022 ha raggiunto il 60,3%, comportando un netto crollo del tasso di disoccupazione a livelli anche inferiori a quelli di pre-pandemia

Anche sul lato esportazioni, il trend italiano si dimostra essere ancora positivo: tra il 2019 e il 2022, si evince un aumento percentuale del commercio non solo all’interno dell’Europa, ma anche oltreoceano.

La Germania si conferma il primo paese di destinazione dell’export italiano (così come nel 2021), ma i dati raccontano anche di nuovi mercati che si sono dimostrati più dinamici e propositivi per i beni italiani: Belgio (+56,3%), Polonia (+41,9%), Paesi Bassi (+50,1%) e Turchia (+56,7%). Solo per la Russia, a seguito del conflitto in Ucraina, si registra una sostanziale flessione (-16,8%). Dunque, l’Italia sta iniziando ad acquisire solidità, è un paese che cresce, nonostante le difficoltà.

“I dati che abbiamo raccolto mostrano che il sistema economico italiano, a dispetto di quanto pensiamo, sia efficace e robusto e, almeno in questa prima fase di crisi energetica, riuscirà a reggere l’impatto – afferma Lucio Poma, capo economista di Nomisma. “Nonostante siamo dinanzi ad una delle più gravi crisi dagli anni Ottanta, l’Italia sembra rispondere in maniera positiva, risultato che è frutto di una politica economica avviata da più di cinque anni e slegata dalle dinamiche politiche. Se, però, tale situazione di crisi energetica dovesse persistere a livelli così elevati, gli esiti futuri saranno molto incerti anche per il nostro Paese.”

Sergio Pomari, della segreteria dello Spi Cgil Lombardia: “Abbiamo deciso che questo nostro convegno doveva parlare della particolarità del momento, pur inquadrandola in una riflessione politica e internazionale. Abbiamo dunque deciso di dare questo titolo – ‘Noi non siamo indifferenti’: L’abbiamo deciso quasi di slancio, quando abbiamo avuto l’impressione che all’interno della nostra organizzazione qualcuno si stesse disinteressando dalla situazione attuale. Noi sappiamo che tra lo stare a guardare indifferenti e partecipare ci sono molte possibilità e noi abbiamo proposte da presentare anche alle forze politiche. Vogliamo parlare anche di crisi energetica perché continuano a chiederci di cambiare stile di vita, di adottare nuove strategie per affrontare la crisi: ma abbiamo necessità di capire dove siamo, da dove partiamo, e quali alternative valide si presentano per il futuro.”

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