Real estate: quale percorso verso il Net zero

702

Ormai è fuori di dubbio che, per il futuro del pianeta, si impone la riduzione della CO2 e dei gas serra al fine di minimizzare l’impatto del cambiamento climatico. Iea (International energy agency) ha affermato che gli edifici e l’attività dell’edilizia sono responsabili di circa il 15% delle emissioni annuali di anidride carbonica. Qui in Italia, secondo dati resi noti dal ministero per lo Sviluppo Economico, gli edifici a uso non residenziale sono fonte del 30% sul totale delle emissioni di CO2 attribuibili al mondo building, pur rappresentando numericamente – in base a dati Istat – l’11% del totale del parco edifici italiano.

E’ evidente che per raggiungere obiettivi che guardano alle emissioni nette zero ridurre l’impatto degli edifici sull’ambiente può fare molto, agendo nel modo giusto sia quando si costruiscono nuove strutture sia quando si riqualificano quelle esistenti.

Cosa vuol dire Net Zero?

In sintesi, un edificio net zero è un edificio che produce almeno tanta energia quanta ne consuma. Questo è possibile unendo una serie di fattori quali la costruzione con involucro chiuso, l’adozione di sistemi Hvac, di illuminazione e di apparecchiature ad alta efficienza, la connessione della struttura a un sistema di produzione di energia pulita – tipicamente, un impianto solare fotovoltaico.

Un edificio net zero non è solo un bene per l’ambiente: i risparmi che si ottengono nel lungo termine, infatti, arriveranno ad ammortizzare i costi addizionali sostenuti per costruire con standard così elevati. Quanto più il concetto di net zero si diffonderà – e sarà caratteristica richiesta da codici per il settore edilizio e altre normative – tanto più i costi aggiuntivi rispetto a metodi di costruzione tradizionale si ridurranno. E’ una scelta win-win: giusta a livello ambientale e anche a livello economico.

Non è un caso che Schneider Electric, abbia stabilito degli obiettivi net zero su più livelli da raggiungere in tutte le sue strutture; puntando a rendere carbon neutral la sua operatività entro il 2030 e a far sì che la sua intera supply chain sia net zero entro il 2050.

Ma se si vuole aggiungersi alle tante realtà di tutti i tipi che stanno facendo questo tipo di scelte, quali sono gli elementi da considerare? Ecco i principali.

Materiali di costruzione e scelte di progettazione

Raggiungere le emissioni nette zero è un percorso che inizia con il rendere un edificio il più efficiente possibile dal punto di vista energetico. Per gli edifici nuovi, il tragitto può iniziare anche prima di costruire, scegliendo la prefabbricazione e la progettazione virtuale per ridurre l’impronta di carbonio intrinseca.

L’isolamento e un involucro di edificio ermetico sono un’altra area fondamentale su cui focalizzarsi. Ma anche superare le richieste normative in materia di livelli di isolamento e di ermeticità è uno sforzo che va sprecato se qualcuno lascia una porta spalancata. Qui entra in gioco il tema del monitoraggio e del controllo. Misurare il flusso d’aria, a esempio, può aiutare a determinare se il layout di un dotto di aerazione è eccessivo e il suo uso si può ridurre, riducendo quindi anche il consumo energetico complessivo.

Inoltre, oggi possiamo recuperare energia dal riscaldamento di aria ed acqua, con ventilatori per il recupero del calore che evitano di sprecarlo e possono pretrattare aria e acqua riducendo i costi dell’energia.

Anche l’illuminazione può avere un impatto pesante sul consumo energetico di un edificio. Le nuove tecnologie del settore possono ridurre l’uso di energia fino al 90% rispetti ai tradizionali bulbi a incandescenza; se a ciò si aggiunge l’adozione di componenti e apparecchiature efficienti, il carico energetico si riduce ancora. E con un’accurata analisi dei dati, si possono identificare le aree di intervento utili.

Microgrid ed energia pulita

La produzione e l’accumulo sul posto di energia è un elemento essenziale per ottenere obiettivi net zero. In genere lo si fa con pannelli solari fotovoltaici e batterie per l’accumulo, ma anche l’energia eolica o geotermica e le microgrid possono far parte della soluzione.

Un ulteriore beneficio di prevedere questo componente in un edificio è che aiuta a contenere l’impatto di improvvisi aumenti dei costi dell’energia, e a evitare costose interruzioni dell’alimentazione causate da guasti delle infrastrutture di distribuzione elettrica. Inoltre, dove ciò è possibile, l’energia prodotta in eccesso può essere venduta all’operatore di rete.

Tutte queste operazioni possono essere ottimizzate con le moderne soluzioni per il settore. Ad esempio, la piattaforma basata su cloud EcoStruxure Microgrid Advisor (EMA) aiuta a gestire tutti gli aspetti energetici della facility anche da remoto. E’ un sistema che viene fornito chiavi in mano e garantisce monitoraggio continuo dell’energia e delle performance, prevede la produzione e il consumo di energia negli edifici che hanno microgrid locali e soluzioni per l’energia pulita, gestisce i consumi nei momenti di picco della richiesta.

Condividere l’obiettivo della sostenibilità per avere successo

Chiaramente, per sfruttare al meglio tutte queste opportunità serve capacità di innovazione: prodotti e software di nuova generazione, impiegati in modo intelligente. Soprattutto, serve un approccio volto alla sostenibilità condiviso da tutti coloro che hanno a che fare con un edificio nella sua vita utile: dai progettisti agli installatori sul campo, agli operatori che gestiscono la facility.

Per esempio, Schneider Electric ha recentemente realizzato la Mappatura Leed delle soluzioni EcoStruxure per supportare i progettisti e i Leed Ap certificatori a definire l’approccio migliore nella progettazione e nella definizione delle linee-guida costruttive dio un edificio sostenibile.

Solo attraverso una collaborazione basata sull’obiettivo condiviso della decarbonizzazione, affiancato agli obiettivi del business, è possibile pensare e realizzare un futuro green.

di Francesco Rossi, Real estate segment manager di Schneider Electric

Nessun Commento

Rispondi