Nuovi stili d’abitare per i cittadini del futuro

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Mercoledì 4 ottobre è stata presentata la quarta indagine di Sigest sul tema Residenziale a Milano: mercato immobiliare e trend emergenti, la ricerca che mappa le nuove iniziative immobiliari destinate a cambiare il volto di Milano nei prossimi anni. Secondo quanto emerge dalla ricerca, dal punto di vista della numerosità degli interventi sul mercato, a luglio 2017 si registrano 120 nuove iniziative di cui 37 di nuova costruzione.

Caratteristica comune a molte di queste nuove iniziative immobiliari è la dimensione: dalle grandi operazioni immobiliari che hanno contraddistinto il periodo del boom del precedente ciclo immobiliare (CityLife, Parco Vittoria, Porta Nuova), a eccezione della recente iniziativa denominata Giardini d’Inverno, l’88% delle operazioni ha meno di 50 appartamenti ciascuna, e per il 65% del campione è localizzato nell’area della Circonvallazione di Milano.

Al di là dei numeri dell’offerta che caratterizza il mercato immobiliare di oggi, quello che è stato ben sottolineato dall’architetto Francesca Bombelli – responsabile Centro Studi di Sigest – è che quello che si costruisce oggi deve rispondere alle esigenze e ai gusti dei clienti, anche ipoteticamente tra circa 5 anni, quando l’iniziativa sarà conclusa. Infatti, nonostante le tecniche costruttive se pur migliorate siano rimaste molto similari, a essere cambiati sono gli stili di abitare.

Dalle case degli anni ‘50 caratterizzate dal posizionamento schematico della cucina e delle camere da letto situate sull’asse di lunghi corridoi, si è sviluppata all’inizio del nuovo secolo la moda dei loft in stile newyorchese, passando oggi al nuovo modello che vede la casa vissuta in modo diverso.

La prima caratteristica che colpisce l’attenzione di un osservatore è come alcuni spazi siano esplosi mentre altri abbiano ridotto la loro ampiezza. Un esempio su tutti, il ruolo della cucina e del living, diventati ormai in buona parte dei casi un tutt’uno, occupando circa la metà della metratura delle abitazioni. Quasi come un ritorno alle cascine del passato, la cucina diventa centrale nelle abitazioni sia per l’attenzione che il tema del food riveste per la nuova società, ma anche e soprattutto perché ritorna a essere un luogo di socialità e una location dove accogliere gli ospiti. Inoltre, la tendenza allo smart working porta alla necessità di un’abitazione dove la tecnologia vada di pari passo con l’arredamento, e infatti molta attenzione viene data anche al mondo del mobile e al suo coniugare la tecnologia con il design.

La casa, come luogo di socializzazione e di condivisione, assume una dimensione dove pubblico e privato si “fondono”. E’ necessario poter lavorare ad un documento al tavolo di cucina, avere un collegamento wi-fi in tutte gli spazi, dotarsi di elettrodomestici che oltre a svolgere la propria funzione possano anche essere oggetto di arredamento e “vestire” le stanze con modernità ed eleganza.

Come giustamente ha fatto notare Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, dalla Milano da bere degli anni ’80 si è passati alla Milano da abitare di oggi, dove sempre di più real estate e design dialogano e si completano.

Questo nuovo paradigma è un’altra prova del fatto che Milano ha scoperto, soprattutto negli ultimi anni, un’innata capacità e voglia di reinventarsi e questo ne rappresenta un aspetto assolutamente seducente e in grado di attrarre nuovi abitanti.

Solo una nota storica: nel 1777, quando ebbero inizio i lavori per la costruzione della villa reale di Monza, casa di campagna per il governatore della Lombardia – il principe austriaco Ferdinando – nel carteggio tra la committenza e l’architetto Piermarini si fa rifermento al fatto che la dimora venga realizzata in modestia, funzionalità e per i “comodi” necessari. Sicuramente la modestia non fa parte del paradigma della Milano da abitare, ma funzionalità e comodi necessari sembrano essere una richiesta ancora valida 240 anni dopo.

di Valentina Piuma – vai al blog virginialunare.it

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