L’Arco di Giano si apre alla capitale e al turismo

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Unico arco onorario a pianta quadrangolare al centro della capitale, intitolato al dio bifronte proprio per la sua forma, l’Arco di Giano venne edificato in realtà dai figli di Costantino per celebrare il padre dopo la sua morte nel IV secolo. Presenza emblematica nel panorama di Roma, dopo l’attentato del 28 luglio 1993 a San Giorgio al Velabro è stato chiuso prima per restauro e successivamente circondato da una cancellata.

In questi anni accessibile solo su visita guidata o per rari eventi, finalmente torna fruibile con libero accesso una volta a settimana, grazie alla Soprintendenza Speciale di Roma e alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti. “È con gioia che apriamo gratuitamente l’Arco di Giano – spiegano Daniela Porro soprintendente speciale di Roma, e Alda Fendi, presidente della Fondazione –, un monumento molto amato dai romani e che colpisce i visitatori di tutto il mondo”.

A differenza di tutti gli altri archi onorari costruiti in città, quello di Giano si distingue per la peculiare pianta quadrangolare (12×16 metri), con quattro pilastri di sostegno coperti da una volta a crociera su cui poggiava un alto attico. Si tratta dell’ultimo edificio monumentale realizzato nell’antichità al Foro Boario, in una posizione per molti versi simbolica, all’incrocio tra l’antica Salaria e la strada che conduceva dall’antichissimo emporio sito sulle rive del Tevere, e da cui ebbe origine il primissimo nucleo dell’Urbe.

Come l’Arco di Costantino, anche l’Arco di Giano fu realizzato con materiali provenienti dalla distruzione sistematica di edifici che, all’inizio del IV secolo, erano in disuso. Questi materiali, smontati e rilavorati per la nuova messa in opera, presentano ancora i resti di alcuni elementi decorativi originali che consentono il riconoscimento della loro precedente funzione.

Come molti altri edifici della Roma imperiale, anche l’Arco di Giano deve la sua sopravvivenza a un successivo riutilizzo con una funzione diversa: nel Medioevo venne infatti trasformato in fortificazione; parzialmente interrato durante i secoli, l’edificio tornò pienamente alla luce nel 1827. Durante questo intervento allo scopo di togliere le aggiunte di epoca successiva venne anche asportato l’attico, di cui rimaneva solo il nucleo in mattoni e per questo ritenuto medioevale, ma originariamente coperto di marmo, come il resto dell’arco (foto Fabio Caricchia).

di Danilo Premoli – Office Observer
Archivio Architettura

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