Esg e finanza: la nuova normalità inizia dai clienti

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Da complementari a cruciali: i fattori Esg nella finanza stanno ridisegnando il settore e cominciano a essere considerati come dei veri propri traini anche nel settore finanziario. I numeri iniziano infatti a spingere, soprattutto quelli che vengono dal basso, ovvero dalle preferenze dei clienti, che stanno cominciando a scegliere in autonomia gli istituti più impegnati dal punto di vista ambientale, sociale e di governance.

Le percentuali per il momento sono lievi, circa il 10% dei clienti ha dichiarato di considerare la possibilità di lasciare una banca poco virtuosa, per preferirne un’altra in linea con i valori Esg.

Se si considera però l’evoluzione di questi fattori e l’informazione sempre più imponente su questi temi, i numeri possono crescere in breve tempo e rendere gli Esg non più opzionali per banche e aziende impegnate nella finanza.

Dove agiscono gli Esg

L’impatto macro – ambiente, sociale e governance – trova concretezza nelle linee di business, nei prodotti e nei servizi proposti, nei processi, nei dati e anche nei prezzi. Non solo, perché gli Esg interessano le relazioni con i clienti, la scelta dei fornitori, i modelli di distribuzione e la selezione del personale. In pratica, si tratta di quasi tutti i settori operativi di un’impresa, coinvolti in un processo dove la logica “aspettiamo e vediamo cosa succede” non è più una scelta.

Allo stato attuale i clienti stanno iniziando a preferire le istituzioni finanziarie in base alle loro prestazioni Esg: Arthur D.Little riporta che il 10% di loro prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare la propria banca principale se stesse investendo in combustibili inquinanti come carbone, petrolio o gas.

Esodo di clienti in vista? Per gli istituti che sono grossi finanziatori di fossili potrebbe darsi, ma lo scenario sta decisamente cambiando per tutto il mondo delle banche e della finanza. Si prendano ad esempio Hsbc e Barclays, i maggiori finanziatori europei di combustibili fossili che, secondo fonte Market Forces, hanno investito oltre 149 miliardi di sterline in attività ad alto tenore di carbonio dalla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015.

Barclays oggi si è impegnata a diventare una banca net zero entro il 2050 e Hsbc è entrata a fare parte della Net-zero bank alliance.

L’alleanza net zero banking

La net-zero Bank alliance è una vera e propria alleanza, nata fra 40 istituti di credito di tutto il mondo. Si tratta di un’iniziativa che punta ad accelerare la decarbonizzazione e a riconoscere il ruolo della finanza nella sostenibilità globale. Fra i firmatari Santander, Bnp Paribus, Ubs, Credit Suisse, Deutsche Bank e Hsbc.

43 istituti in 23 Paesi per un totale di quasi 29mila miliardi di dollari in gestione hanno comunicato di volersi impegnare ad allineare i portafogli prestiti e investimenti all’obiettivo zero emissioni alla data del 2050.

I primi obiettivi, quelli al 2030, si concentreranno sui settori a più alta densità di gas a effetto serra e l’alleanza punta anche a stabilire cicli di obiettivi settoriali su delle aree chiave, quali l’agricoltura, il cemento, il real estate commerciale e residenziale, i trasporti e la produzione di energia.

Questo suggerisce che chi ha già scelto di rifocalizzare strategicamente il proprio modello di business per incorporare gli Esg e la finanza sostenibile, può trovarsi più attrezzato non solo per capitalizzare, ma per portare avanti una tendenza che sta per diventare per tutti la nuova normalità.

Il rapido passaggio agli Esg

Inizialmente guardato come una nota a piè di pagina o a strategia pubblicitaria, il ruolo degli Esg ha cominciato a essere preso seriamente in considerazione in tempi alquanto rapidi da tutti gli stakeholder, sia nella comunità finanziaria che in quella non finanziaria.

Esiste un catalizzatore, che si chiama cambiamento climatico, un problema di cui se ne parla già dagli anni ’90 e che è tuttora fonte di aspre discussioni in ogni paese del mondo, Usa in testa.

Oggi il cambiamento climatico è fra i principali punti all’ordine del giorno per molti politici che hanno sancito le loro intenzioni in accordi storici (ad esempio, l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, l’accordo di Parigi e il Green Deal dell’UE).

Mentre il riposizionamento ambientale degli Stati Uniti sotto il presidente Biden ha dato a questo problema una rinnovata credibilità, la pandemia ha iniettato ulteriore impulso, concentrando l’attenzione sui ruoli e le responsabilità delle organizzazioni di alto profilo all’interno della società.

Oggi, le principali istituzioni finanziarie stanno iniziando ad apprezzare il potenziale Esg di creare valore sostanziale se i modelli di business vengono adeguatamente riprogettati per adattarlo. Di conseguenza, i fattori Esg possono avere un impatto significativo sul modo in cui le banche gestiscono le loro relazioni con i clienti, i rapporti con le altre banche e con i fornitori.

Secondo l’analisi in materia Esg di Arthur D. Little, si tratta di una rifocalizzazione dell’intero mercato verso la sostenibilità, che vedrà il flusso di “denaro verde” dall’Ue e da altri verso attività economiche neutre dal punto di vista climatico.

Ma mentre le istituzioni hanno iniziato a discutere di Esg e finanza sostenibile con maggiore intensità, troppo spesso c’è ancora una mancanza di sostanza o di una reale direzione. Lo spettro del greenwashing, la pratica di far sembrare ecologiche anche le attività che non lo sono affatto attraverso sapienti opere pubblicitarie è dietro l’angolo, ma non si può negare che le istituzioni stiano scommettendo sugli anni ’20 del duemila come periodo in cui passare all’azione in termini di sostenibilità.

Quali sfide per il mercato?

Sebbene vi sia un generale entusiasmo per i fattori Esg e la finanza sostenibile, non tutte le istituzioni finanziarie in Europa stanno abbracciando questa tendenza in egual misura. C’è già chi si considera potenziale leader del settore e chi adotta per il momento un approccio più minimalista.

Secondo D.Little un’attuazione efficace richiederà sicuramente la creazione di una struttura di governance adeguata, con ruoli, responsabilità e incentivi chiaramente definiti. Ciò implica che una persona o un team all’interno di istituti e aziende, venga incaricato di Esg e collegato, ad esempio, agli uffici direzionali, al dipartimento delle relazioni con gli investitori e alla comunicazione.

Indipendentemente dal fatto che venga utilizzato un modello centralizzato o decentralizzato, gli Esg dovranno quindi essere integrati nel tessuto dell’organizzazione. Questo può tradursi nella nomina di veri e propri ambasciatori degli Esg, incaricati a spingere commercialmente i prodotti e i servizi che li rispettano e li veicolano, ma soprattutto con la formazione e la certificazione Esg che le aziende stanno implementando.

Formazione e certificazione permettono infatti di diffondere la cultura di questi paradigmi, ma soprattutto di implementarli nelle azioni quotidiane e nei processi decisionali.

Creare valore attraverso gli Esg

Secondo D.Little, il modo migliore per creare valore per gli azionisti e gli stakeholder a medio e lungo termine da Esg e finanza sostenibile dovrebbe diventare una considerazione chiave per tutte le banche. Ma, per avere una proposta di valore credibile e che sia attraente per un pubblico orientato alla sostenibilità, le istituzioni finanziarie dovrebbero fare di più che attenersi ai principi guida.

Pertanto, è necessario decidere in quali iniziative di responsabilità sociale d’impresa investire.

Ciò può soddisfare le ambizioni di sostenibilità del consiglio di amministrazione e degli azionisti, a patto che non vengano perse opportunità per innovare o per interagire meglio con gli stakeholder interni ed esterni. In altre parole, le istituzioni finanziarie dovrebbero impegnarsi ad agire, rimodellando i programmi di gestione delle relazioni, per soddisfare meglio le esigenze dei loro clienti attraverso sistemi di preallarme e rilevamento delle opportunità Esg.

A questo si aggiunge lo sviluppo di prodotti di finanziamento verde, anche se per il momento si tratta di opere work in progress.

Tuttavia, per molte istituzioni, l’obiettivo principale è soddisfare la crescente ondata di requisiti e aspettative sempre più complessi delle autorità di regolamentazione e di vigilanza in materia di gestione del rischio, reporting e divulgazione.

La European Securities and Markets Authority – Esma – ha infatti pubblicato quello che è il rapporto finale sulla trasparenza delle imprese nelle dichiarazioni di carattere non finanziario.

Punto di riferimento è l’articolo 8 del Regolamento 2020/852 Ue, il Regolamento tassonomia. Si tratta del quadro che favorisce gli investimenti sostenibili così come previsto dalla Direttiva 2014/95/EU, l’Nfrd, Non-Financial Reporting Directive.

Il progresso è ulteriormente ostacolato dall’incertezza sulla definizione dei termini chiave, aggravato dall’indisponibilità di dati Esg di qualità per sostenere il processo decisionale, dall’assenza di standard di mercato quando si tratta di gestire i rischi legati a questi paradigmi.

Poi c’è l’intera questione se adottare un approccio top-down o bottom-up all’implementazione. Qualunque sia la strada scelta, richiederà un cambiamento culturale per garantire che i fattori diventino permanentemente incorporati nel dna di una banca in un modo che soddisfino le esigenze di tutte le parti interessate.

Cosa interessa agli stakeholder

Nel definire e attuare la propria strategia Esg, le istituzioni finanziarie devono prestare attenzione a come le principali parti interessate, inclusi gli standard setter e le autorità di regolamentazione o di vigilanza come la Commissione Ue, la Bce e l’Abe, possano influenzare le questioni.

Ci saranno anche pressioni da parte degli investitori (per il momento principalmente istituzionali), a spingere per un’azione ulteriore e più rapida.

Da considerare il ruolo delle agenzie di rating, gli indici e i fornitori di dati, nonché il numero crescente di fintech incentrate sugli Esg, con le loro diverse offerte di pagamenti, prestiti, dati e metodologie di risparmio e investimento, che stanno diventando sempre più parte dell’ecosistema bancario. E da considerare anche clienti corporate, retail e wealth management, insieme ad altre istituzioni finanziarie, sempre più interessati a strategie e modelli di business orientati alla finanza sostenibile.

Inoltre i fornitori di servizi dovranno garantire che anche loro siano ecologici se vogliono rimanere allineati con il posizionamento di sostenibilità di una banca e quindi rimanere un fornitore di terze parti accettabile.

I fornitori di dati Esg alle istituzioni finanziarie potranno quindi diventare un ulteriore gruppo di stakeholder.

Infine, ci sono organizzazioni come le Nazioni Unite, con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile e principi per l’investimento responsabile (Pri) e il settore bancario, nonché la Global Reporting Initiative (Gri) e la Taskforce on Climate-Related Financial Disclosures (Tcfd), impegnate a mettere in risalto l’adozione degli Esg e pronte a ricevere l’attenzione degli stakeholder.

Esg e quadro finanziario sostenibile per il settore bancario

Le istituzioni finanziarie possono definire e sviluppare una strategia articolata in una roadmap che non solo definisca il quadro di governance e i programmi di incentivazione necessari per raggiungere uno stato desiderato, ma consenta loro anche di analizzare strategicamente i rischi, identificare opportunità e valutare modelli di business nei prossimi 5-10 anni.

Si tratta di una tabella di marcia per la gestione della relazione con gli stakeholder sia esterni che interni, nonché i prodotti e servizi necessari per soddisfare i clienti in diversi segmenti di business, che dovrebbe anche spiegare il processo per il monitoraggio e il raggiungimento della conformità legale e normativa in tema di reporting, divulgazione, gestione del rischio e tassonomia.

Per completezza, il quadro dovrebbe definire come i dati e l’It verranno utilizzati per incoraggiare con successo l’inclusione e lo sviluppo degli Esg.

Cosa occorre fare perché gli Esg diventino la nuova normalità?

Secondo D.Little, per rendere gli Esg e le finanza sostenibile una nuova normalità, le istituzioni leader dovrebbero disporre di una strategia di finanza sostenibile chiara, credibile e olistica, che stabilisca il business case e definisca il modo in cui una banca si posizionerà da una prospettiva Esg (ad esempio, come leader o attore conforme).

Ciò dovrebbe anche definire le opzioni di rischio e il modo in cui la tecnologia potrà essere utilizzata per mitigare i rischi.

Occorre quindi una visione del mondo futura, che tenga conto delle aspettative dei clienti e dei dipendenti, verosimilmente nuove e significativamente diverse, nonché fortemente influenzate dalla tecnologia.

Occorrerà quindi fare in modo che la strategia e il modello di business orientati alla finanza sostenibile e agli Esg, diano la priorità alla creazione di valore per azionisti e stakeholder, il tutto senza allontanarsi o disallinearsi a obiettivi strategici o aziendali già in essere.

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