Tra storia, arte e business, venduta la casa di Beatrice

Particolare del saluto di Dante a Beatrice, realizzato da Dante Gabriel Rossetti

In una nuovissima serie in onda in questi giorni su Sky Atlantic, Westworld, ispirata a un film dello scrittore Michael Crichton, in un ipotetico futuro, i più ricchi pagano per vivere in prima persona esperienze ambientate nel passato, in un parco tematico che rappresenta il Far West americano, abitato da robot dalle sembianze umane. Nel film originale ci sono anche un parco ispirato all’Antica Roma e uno al Medioevo. Una storia di fantascienza che prende però spunto da un dato reale: siamo disposti a spendere cifre notevoli pur di immergerci, anche temporaneamente, nel fascino del passato.

Forse proprio per questo possiamo dire che è andato a colpo sicuro il gruppo di Taiwan LDC, acquistando, qualche giorno fa, per circa 40 milioni di euro, lo storico palazzo Portinari Salviati, nel centro di Firenze. Un investimento che prevede la realizzazione di appartamenti di lusso e locali commerciali. Lo stesso gruppo, specializzato in operazioni immobiliari di alto livello, ha inaugurato lo scorso agosto un hotel sul Canal Grande di Venezia: il Palazzo Venart Luxury Hotel, nato dalla ristrutturazione di Palazzo Bacchini delle Palme. Il gruppo continuerà ad investire in Italia per realizzare immobili ed hotel di lusso.

Perché in Italia? Perché “l’Italia è la culla del rinascimento”. Ma palazzo Portinari Salviati non è “soltanto” un palazzo storico, è molto di più, è un luogo rappresentativo dell’identità stessa di Firenze, e di tutto il Paese tramite la lingua italiana, perché qui ha vissuto Beatrice Portinari, ritenuta la musa dantesca, uno dei personaggi cardine della nostra letteratura, colei che accompagna Dante nel suo viaggio attraverso il Paradiso.

Il palazzo risale all’inizio del Quattrocento e fu realizzato unendo alcune case che Folco Portinari, padre di Beatrice, aveva fatto erigere quasi due secoli prima. Nel 1456 fu venduto a Jacopo Salviati, sposato con Lucrezia de’ Medici, e fu da questi ristrutturato ed in parte ampliato. All’architetto Bramante Lazzeri venne affidato, un secolo dopo, il compito di trasformare ulteriormente il palazzo e portarlo alla sua forma attuale, con i suoi 13.000 mq.

Nelle stanze di questo palazzo si sono succedute nei secoli le più nobili famiglie. Vi hanno abitato Giovanni dalle Bande Nere, Cosimo I° di Toscana, vi è passato il re Federico IV di Danimarca, durante il suo soggiorno a Firenze nel 1709. Quando Firenze è stata capitale del Regno, nel 1865, il palazzo fu sede del Ministero di Grazia e Giustizia.

Nel 1870 passó alla Cassa di Risparmio, poi dal 1921 alla Banca di Toscana.

Nell’elenco compilato nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, il Palazzo viene classificato quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale. Numerose e straordinarie sono le testimonianze artistiche conservate all’interno: durante l’epoca di Cosimo I, Alessandro Allori, dal 1574 al 1575, dipinse le Storie dell’Odissea nel loggiato su uno dei cortili; affrescò inoltre una cappellina dedicata a Santa Maria Maddalena. Nella metà del XVIII secolo realizzó degli affresch Tommaso Gherardini.

Leggiamo che il gruppo LDC di Taiwan si impegna a operare nel pieno rispetto dell’architettura ed a salvaguardare le numerose e preziose testimonianze artistiche, con l’ausilio del Comune e della Soprintendenza. Anche i locali commerciali saranno destinati alla vendita di prodotti di qualità e ci sarà una galleria d’arte.

Lo leggiamo con trepidazione e gratitudine, perché, se non abbiamo la forza economica per non alienare alla fruizione pubblica parti così rappresentative del nostro patrimonio storico e artistico, vorremmo almeno non avere il timore che i nostri centri storici si trasformino pian piano in parchi a tema, come nella storia ideata da Crichton.

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