Tetto Verde di Bankitalia a Bolzano, tra architettura e cielo

Il protagonista dell’omonimo libro Palomar di Italo Calvino, descrivendo la vista che vede dal proprio terrazzo, afferma che “la forma vera della città è in questo sali e scendi di tetti, tegole vecchie e nuove, coppi ed embrici, comignoli esili o tarchiati, pergole di cannucce e tettoie d’eternit ondulata, ringhiere, balaustre, pilastrini che reggono vasi, serbatoi d’acqua in lamiera, abbaini, lucernari di vetro1 […]”. In questa colorata descrizione della parte più segreta e fascinosa della città, le coperture degli edifici, poco lontano dai Portici di Bolzano prende vita un nuovo elemento: la vegetazione.

Infatti la filale della Banca d’Italia di Bolzano contribuisce al paesaggio urbano con una copertura vegetale, innovativa, ecologica e contemporanea. Il tetto verde si presenta come una distesa viva, dove sopra al solaio, isolante, all’impermeabilizzazione e agli altri strati inerti trova spazio un terreno di coltura. Le piante diventano l’elemento di sommità dell’edificio, il confine sfumato tra l’architettura e il cielo.

L’occasione è stata il rifacimento dell’impermeabilizzazione dell’edificio della banca e della palazzina alloggi, che erano stati realizzati negli anni ‘80. La guaina impermeabile, infatti, stava perdendo l’elasticità e questo causava degli strappi in prossimità dei risvolti lungo i bordi della copertura, con conseguenti infiltrazioni d’acqua e frequenti interventi locali di riparazione.

L’idea di realizzare una copertura verde nasce proprio durante i sopralluoghi estivi: la ghiaia di porfido scuro raggiungeva temperature molto elevate, rendendo la permanenza molto impegnativa e sottolineando il contrasto con i prati e i boschi dell’ampia conca alla confluenza delle valli dell’Isarco e dell’Adige.

Infatti gli strati di ghiaia possono raggiungere in estate temperature di superficie fino agli 80°C; di notte possono raffreddarsi sino a -20°C. L’umidità della terra e delle piante è invece capace di mantenere fresche anche superfici assolate; i tetti verdi quindi fanno registrare variazioni più contenute, con un massimo estivo di 25°C ed un minimo invernale di soli 10°C.

I tetti e le facciate verdi proteggono quindi l’involucro edilizio dall’irraggiamento solare e sono in grado di abbassare le temperature interne degli edifici durante il periodo estivo, mentre svolgono una buona azione di coibentazione nel periodo invernale. La scelta di integrare il verde nelle costruzioni si rivela così vantaggiosa anche dal punto di vista economico. Nelle aree urbane infatti si registrano temperature mediamente superiori rispetto alle aree periferiche, aumentando le esigenze di raffrescamento artificiale. Le coperture trattate a verde contribuiscono inoltre a ridurre il fenomeno delle isole di calore, migliorando il benessere complessivo di chi vive in città.

Il tetto verde presenta quindi maggiori vantaggi rispetto alle coperture tradizionali, sia sotto il profilo estetico, che sotto quello tecnico e di sostenibilità ambientale. Anche nella storia dell’architettura il tetto verde è un elemento molto presente e sempre con connotazioni fortemente positive. Lo stesso Le Corbusier inserisce il tetto giardino tra i “cinque punti dell’architettura”2, come elemento capace di restituire all’uomo, già dai leggendari Giardini di Babilonia, il rapporto con il verde.

Un’altra questione importante è l’eccessiva impermeabilizzazione dei suoli e dei tetti, che ha conseguenze negative sugli equilibri naturali e in particolare su quelli idrici. Nelle zone più densamente popolate, la percentuale di superfici sigillate (edifici, strade, parcheggi) raggiunge livelli elevatissimi, con gravi conseguenze sul deflusso delle acque piovane.

L’acqua meteorica, quindi, non viene più smaltita attraverso un naturale processo di infiltrazione e percolazione profonda andando ad alimentare le falde, ma va rapidamente a confluire nelle reti di drenaggio urbane provocando molto spesso dei sovraccarichi e degli squilibri idrici. Il verde pensile entra in gioco trattenendo una certa quota delle precipitazioni, rallentandone il deflusso verso i sistemi di smaltimento e restituendone una parte per evaporazione all’ambiente.

Sotto il profilo normativo, il comune di Bolzano ha introdotto nel proprio Regolamento Edilizio Comunale l’indice R.I.E. (Riduzione dell’Impatto Edilizio) per certificare la qualità dell’intervento edilizio rispetto alla permeabilità del suolo e del verde e che misura la capacità di un edificio e delle sue pertinenze di trattenere l’acqua piovana. Grazie all’intervento eseguito sulla copertura la filiale di Bolzano rientra nei parametri R.I.E. per le nuove costruzioni, nonostante la stessa sia stata realizzata molto prima dell’esistenza della citata norma.

L’effetto estetico della copertura è visibile e apprezzabile e il risparmio energetico, dovuto anche all’aumento dello spessore dello strato dell’isolante, è misurabile: prendendo ad esempio una differenza di 20 gradi tra temperatura interna ed esterna la dispersione passa da 10,6 kW a 4,89 kW.
A completamento dell’intervento, è stato realizzato un parapetto sul bordo della copertura, permettendo un accesso sicuro sia per la manutenzione sia, per i dipendenti più avventurosi, per una pausa caffè alternativa.

L’intervento, non così comune su edifici esistenti, ha consentito di regalare alla città di Bolzano quasi 1.000 mq di verde, con un beneficio di immagine per la Banca, oltre alla costruzione di un prezioso “know how” nato dalla collaborazione tra i tecnici, le ditte, la filiale di Bolzano, la filiale regionale di Trento e l’Amministrazione Centrale.

di Luigi Donato, Capo del Dipartimento Immobili e Appalti della Banca d’Italia

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