Senior housing, in Italia un gap enorme che deve essere colmato

339

Non è facile pensare con largo anticipo a quello che potrebbe essere il proprio futuro in età avanzata, ma certamente nessuno di noi vorrebbe vivere in una Rsa, se in salute e mentalmente lucido, semplicemente per sentirsi protetto dalle aggressioni della società comune. La distanza tra domanda e offerta di senior housing per anziani autosufficienti è amplissima, e andrebbe avvicinata creando peraltro notevoli opportunità di investimento.

Senior housing, lo status quo

La vita si è notevolmente allungata cambiando le prospettive e le esigenze, sia fisiche che psicologiche, di quanti arrivano in salute e autosufficienza ad affrontare la terza età.

Pur essendo il terzo Paese al mondo per longevità secondo i dati del World Economic Forum, dietro Hong Kong e Giappone, attento alla salute, con ottime cure mediche, rispettoso dell’ambiente, solo ora inizia a interrogarsi sui cambiamenti che si renderanno necessari a breve o che addirittura dovrebbero già essere in atto in molti settori della nostra quotidianità. Uno di questi è quello immobiliare, che inizia a muovere i primi passi per cercare soluzioni.

Altri Paesi d’Europa sono attivi da anni con soluzioni abitative già disponibili e operative. Si parla in particolare di Paesi Nordici, Germania, Francia.

In un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione, diventa cruciale l’offerta di soluzioni che, tenendo conto dei bisogni emergenti, consentano di continuare a vivere in autonomia, in sicurezza e in un contesto di coesione sociale.

In Italia poco più del 6% delle residenze per anziani è destinata ad anziani autosufficienti. Su tale situazione incidono aspetti culturali, normativi, di investimenti/rendimenti e non ultimo di comunicazione ai potenziali fruitori.

Culturalmente è esercizio raro, nel pieno della vita attiva, decidere di cambiare abitazione per ambientarsi in quella che sarà la residenza finale, ma questo accade anche e soprattutto perché non si è preparati: siamo alla prima generazione che potrà approcciare a questa tipologia immobiliare nell’ipotesi di un invecchiamento attivo e in stato di benessere, perché i ricordi immobilizzano scelte che porterebbero a un generale stato di tranquillità.

Cresce l’interesse degli investitori

C’è un aumento di interesse da parte degli operatori del settore alla continua ricerca di nuovi ambiti in cui investire e operare, dopo gli studentati, oggi in fortissimo sviluppo, il senior housing e le iniziative di residenze per lavoratori saranno, quasi certamente, il futuro di un mercato fin troppo statico nell’offerta di soluzioni al passo coi tempi.

L’attrazione di capitali sia italiani sia stranieri, alla continua ricerca di investimenti che incrementino il proprio valore e diano redditività all’altezza del mercato, apre la strada all’individuazione di immobili che, una volta riqualificati, saranno i primi esempi di quanto le nuove esigenze immobiliari possano essere il volano per la rigenerazione urbana, ma anche sociale, di ripopolazione e ambientale. Non solo delle principali città, ma di tutto il territorio.

L’Inps ha apportato in fondi numerosi immobili da riconvertire in senior housing; immobili che in periodi precedenti erano destinati a centri vacanze, case di soggiorno climatiche, convitti. Asset spesso vecchi e oggi non più utilizzati.

Tali immobili, che verranno rinnovati dal punto di vista estetico, tecnologico, impiantistico, di fruizione, segnano l’inizio di quella che potrà essere una vera rivoluzione immobiliare.

Fondamentale è lo studio puntuale del mercato, delle tipologie abitative e dei servizi da proporre affinché la domanda incontri l’offerta e che il business plan restituisca una redditività dal 4,5% al 6%, necessaria per stare sul mercato.

Il grado di redditività in parte è giocato sulla quota di metri cubi da destinare alla presenza di spazi per la salute, lo sport e la cultura. Presupposto per fornire i cosiddetti servizi integrati, che possono influire sul risultato economico dell’investimento, sia in senso positivo sia negativo, in funzione delle scelte su come impostarne l’offerta ai potenziali fruitori.

La speranza è che in futuro il senior housing venga supportato da una normativa che inquadri il nuovo fenomeno, favorendo anche contributi statali a quanti intendano usufruirne, e da una fiscalità che conceda agevolazioni e detrazioni sul costo dei servizi utilizzati.

In prospettiva, peraltro, l’attrazione che il senior housing potrebbe esercitare sugli over stranieri potrà rivelarsi importante.L’Italia resta il Paese dal clima mite, dalla cultura antica e dal paesaggio impagabile. Insomma rimane il Bel Paese a prescindere dai problemi congiunturali. E questo potrebbe essere la leva di attrazione di pensionati del nord Europa abituati, da oltre un decennio, ad usufruire di questo tipo di residenze. Si potrebbe cioè favorire la creazione di un’Italia polo d’attrazione di pensionati, anche a compensazione di quanti dal nostro paese sono fuggiti verso mete a costo della vita inferiore.

Nessun Commento