La fretta di Scaroni: “I lavori per il nuovo San Siro al via in un anno”

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Il Milan pare avere una fretta del Diavolo per vedere smossa la prima pietra del nuovo stadio di San Siro, dove la squadra vorrebbe giocare in alternanza con l’Inter. Un’ansia molto più trepidante di quella manifestata dai cugini nero-azzurri. Sono le parole del presidente del Milan, Paolo Scaroni, a evidenziare lo stato d’animo dei rossoneri: “Il punto fondamentale è l’urgenza, vogliamo partire subito per fare un nuovo stadio insieme all’Inter”. Una frase pronunciata in risposta alle precedenti dichiarazioni del sindaco di Milano, Giuseppe Sala nell’annunciare la costituzione di una commissione tecnico-politica che dovrà trattare con Milan e Inter il progetto edilizio nel quartiere attorno al nuovo impianto sportivo.

Il motivo? Secondo gli esperti di cose milaniste, come il giornalista Luca Pagni che cura il blog Bollettino Milan, la premura sarebbe motivata dalla fretta dell’azionista Elliott – che ha espresso il cda della squadra, compreso il presidente – di uscire quanto prima e quanto meglio da un investimento in cui il fondo si è trovato più o meno incastrato. Situazione che non riguarda invece l’Inter, dove l’azionista di controllo cinese appare stabile e soprattutto interessato a considerare l’investimento nella squadra meneghina di lungo periodo.

La realizzazione di uno stadio, se non esattamente di proprietà che sia almeno concesso in gestione per un periodo di tempo abbastanza lungo da potere essere considerato un elemento che va a rafforzare lo stato patrimoniale della società calcistica, è sempre più condizione necessaria – anche se non sufficiente – per ottenere risultati sportivi rilevanti. Se ben gestito, inoltre, lo stadio assicura un boost sul conto economico (maggiori entrate) e un più solido equilibrio dal punto di vista finanziario e quindi, in estrema sintesi, maggiori risorse da dedicare al mercato dei giocatori e all’attività sportiva, che è pur sempre il core business di una squadra di calcio, da cui tutte le altre discendono.

Come? Generando maggiori ricavi (la stima è di 100 milioni aggiuntivi l’anno) o, per esempio, cartolarizzando le entrate future da biglietti o da gestione della struttura. Ma anche ancor prima, la proprietà diretta o la concessione della struttura per alcuni decenni ,permette comunque di stimare un reddito futuro da portare a garanzia in fase di negoziazione con la banca per la concessione di credito, mutui o fidejussioni…

I buoni esempi arrivano dall’Inghilterra, dove gli stadi di proprietà hanno storia pluridecennale; dalla Spagna, con il Real Madrid per esempio, che è una società immobiliare quasi quanto società sportiva; dalla Germania dove l’Allianz Stadium di Monaco di Baviera è un modello esportato in giro per il mondo; e nel suo piccolo, con l’ambizione di diventare grande, da Bergamo, dove l’Atalanta emersa a livello nazionale grazie a un’attenta e intelligente pianificazione dell’attività sportiva, ha deciso di puntare sullo stadio per consacrarsi definitivamente tra le grandi in Europa.

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