Il racconto del futuro del real estate italiano

La settimana appena trascorsa si è contraddistinta per alcuni eventi di rilievo e interesse per gli operatori del settore delle costruzioni e del real estate: l’appuntamento annuale per la presentazione della XXVI Congiunturale a cura del Cresme ed il terzo appuntamento del 2018 per l’Osservatorio immobiliare a cura di Nomisma.

Sempre nella stessa sede, la Fondazione Cariplo, ma a ventiquattro ore di distanza, si è fatto il punto sul mercato e sugli operatori con un occhio sull’anno che sta per concludersi e l’altro sul futuro prossimo.

Al di là dei numeri che sono stati presentati, i tratti distintivi che hanno accumunato le relazioni dei due tra i centri studi più importanti nel panorama nazionale, sono il mercato che è totalmente cambiato e il nuovo ciclo immobiliare che ha preso il suo avvio sotto l’egida di un’unica caratteristica: l’innovazione di prodotto, di processo e degli attori del settore.

Nel corso del 2018 è proseguito il percorso di ripresa del mercato residenziale milanese, seppure con minore entusiasmo rispetto alle dinamiche positive che hanno contraddistinto gli ultimi due anni.

Nel comparto residenziale la crescita delle transazioni di abitazioni ha registrato un comprensibile ridimensionamento rispetto ai tassi di crescita raggiunti negli anni passati che deve essere ricondotto, più che a un calo della domanda, a una maggiore farraginosità delle procedure di erogazione del credito e di chiusura delle trattative. La ripresa nelle quotazioni ha toccato anche il segmento delle nuove abitazioni, localizzate nelle zone del centro e in periferia, là dove si concentra l’offerta dei nuovi sviluppi immobiliari sia in corso che completati.

Se ancora oggi il segmento residenziale rappresenta il core business del mercato nazionale, l’XI rapporto di Oppal (Osservatorio permanente sulle pubbliche amministrazioni locali) del Politecnico di Milano, nella sua tradizionale ricerca, ha messo in luce come i cambiamenti in atto nella società italiana dal punto di vista antropologico e demografico pongano l’attenzione su modelli di residenzialità connotati da una preponderante componente di servizi accessori.

Il crescente numero di student e senior housing nel segmento residenziale e, nel comparto corporate, di spazi dedicati al co-working disegnano un nuovo modo di vivere e di “lavorare” che porta ad un netto e rapido cambio di registro per il mondo immobiliare.

Secondo quanto emerge dalle analisi presentate, il 2018 si chiuderà con un totale di investimenti inferiori rispetto all’anno passato, che infatti ha rappresentato una “splendida annata” per i flussi sia domestici che internazionali. Un rallentamento, sicuramente fisiologico, ma in parte legato anche all’incertezza politica che ha contraddistinto il nostro paese nel corso di quest’anno.

Seppur in diminuzione, gli investimenti saranno comunque rilevanti e con una predilezione per la piazza di Milano, che comunque rappresenta la location di riferimento.

Ma se il settore del real estate sta cambiando la propria fisionomia, anche gli operatori devono comprendere che non si può più fare impresa come si faceva cinquanta o sessanta anni fa. La componente innovazione e il sapere fare delle imprese devono diventare il driver per un prodotto immobiliare, sia esso residenziale o corporate, contraddistinto da una permeabilità ai nuovi bisogni degli utilizzatori finali e di una ricchezza di servizi sempre più consoni alla nuova domanda immobiliare.

di Valentina Piuma – vai al blog virginialunare.it

Nessun Commento