Quo vadis Italia? Per Dla Piper l’incertezza politica non frena gli investimenti

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Dla Piper, in collaborazione con Cbre, Cushman&Wakefield, Gva Redilco, Jll, Urban Land Institute, ha organizzato la sesta edizione del real estate summit Quo Vadis Italia?, appuntamento ormai consolidato durante il quale importanti investitori internazionali e italiani, banche e asset manager hanno condiviso con il pubblico le loro opinioni sul mercato immobiliare e sul clima degli investimenti in Italia.
 
Obiettivo del Quo Vadis Italia? è da sempre stimolare il dibattito fra gli investitori stranieri e italiani e conoscere la view del capitale internazionale sul mercato immobiliare italiano. La crisi del governo italiano è vista dagli investitori internazionali come “business as usual”? Cosa accadrà alla gigantesca quantità di crediti deteriorati ancora in carico alle banche italiane? Per quanto tempo la logistica continuerà ad attrarre capitali italiani e stranieri? Il settore residenziale è la nuova destinazione del denaro istituzionale? Le vendite al dettaglio in Italia continueranno a soffrire meno che negli Stati Uniti e negli altri Stati europei dell’inarrestabile crescita delle vendite online?

La sesta edizione di Quo Vadis Italia? ha messo a confronto le opinioni degli operatori nazionali e internazionali sul mercato immobiliare del Paese in un contesto di continue incertezze politiche, non solo locali, ma anche in Europa e nel mondo.

“E’ una buona notizia per l’Italia che la recente crisi politica non abbia avuto un impatto negativo sulla volontà degli investitori: oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato di non essere stato dissuaso nei suoi progetti di investimento. – afferma l’avvocato Olaf Schmidt, partner Dla Piper e managing director groups, nonché promotore del Quo Vadis? stesso – Da una survey da noi stessi realizzata, è invece emerso come, i fattori principali che impattano in modo negativo sull’opinione degli investitori interessati all’Italia, siano i procedimenti amministrativi lunghi e imprevedibili (70,3%), la pressione fiscale troppo elevata (18,7%) e un quadro legislativo poco trasparente (37,5%). Tra gli elementi che influenzano positivamente i piani di investimento immobiliare vi sono invece la crescita media degli affitti (42,2%), i tassi di interesse significativamente inferiori e quindi conseguenti buoni rendimenti finanziari (26,6%), e la liquidità ad alta disponibilità (20,3%)”.

Sette diversi panel, caratterizzati dalla presenza di oltre 40 speaker d’eccezione, in cui si è discusso dell’attrattività del sistema Italia nel contesto globale, del futuro dei crediti deteriorati, che potrebbero dare ulteriori scossoni in negativo all’economia globale e italiana. Si è poi diffusamente parlato del settore logistico, che sembra essere tra i preferiti per gli investitori stranieri, del settore del Living, su cui l’Italia sembra ancora arrancare e delle prospettive per il 2020 anno in cui il settore dell’hotellerie raggiungerà picchi importanti. Infine non è mancato un panel dedicato al settore retail, che comunque continua a essere tra i più importanti, e un panel finale sullo sviluppo del real estate in Italia, dove Milano continua ad avere un ruolo da protagonista indiscussa.

Il quadro degli investimenti in Italia disegnato da Dla

Dla Piper ha proposto una indagine quali-quantitativa a un panel selezionato di ceo, cfo e gestori di fondi di importanti gruppi multinazionali che hanno effettuato investimenti immobiliari in Italia per almeno 500 milioni di euro.

Di questi investimenti, la percentuale di quelli considerati riusciti, in grado cioè di generare valore e reddito aggiunto, è pari al 98,15%. Un numero elevatissimo, che conferma come l’investimento nel mattone italiano, se ovviamente ben ponderato e studiato, possa davvero essere considerato redditizio al di là della situazione politica sottostante.

Il sentiment

Prevale quindi un seppur moderato ottimismo, non solo nel real estate italiano ma anche europeo: il 41,9% ha dichiarato di credere in un futuro positivo, il restante esprime dei dubbi, ma senza considerarsi per questo un pessimista.

Se nel dettaglio analizziamo poi la percezione che si ha dell’Italia, l’interesse degli investitori verso il Bel Paese non accenna a calare neanche per il futuro: il 37,10% afferma che il proprio interesse è cresciuto, il 51,6% che dallo scorso anno è rimasto invariato, mentre soltanto l’11,3% ha risposto di aver avuto un calo di interesse.

I settori su cui si investirà

Se si guarda al futuro, in un’ottica temporale di circa un anno e quindi al 2020, i settori su cui maggiormente punteranno gli investitori sono ancora quello degli uffici in testa (64,5%), ma c’è un crollo nel retail (solo il 25,8% contro il 52,6% del 2018) e nelle infrastrutture (1,6% contro il 3,5% del 2018).

Il residenziale e il settore hotel&leisure sono invece quelli che vedono raddoppiare il volume di investimenti (rispettivamente 61,3% e 50% contro i precedenti 33,3% e 28%). Il balzo maggiore lo fanno però lo student housing (46,7% contro il 19,3%) e il senior living (33,87% contro l’8,7%).

Gli altri settori, che includono gli spazi di co-working, i datacenters e il settore sanitario, racchiudono solo il 5% dell’interesse totale.

La geografia degli investimenti

Milano è saldamente in testa (80,9%) fra le aree che gli investitori ritengono essere le migliori per opportunità di profitto/investimento. Dopo Milano seguono Roma, che convince il 65% degli intervistati, le periferie milanesi (42,8%), il Nord-Est (31,7%), il Nord-Ovest (25,4%). Le parti di territorio meno apprezzate sono le periferie romane (11,1%), l’Italia Centrale (11,1%) e il Sud Italia e le Isole (7,9%).

Dalla ricerca emerge anche che l’84,4% degli intervistati utilizza finanziamenti esterni per i propri investimenti, mentre coloro che si affidano a banche straniere sono una lievissima maggioranza (51%) rispetto a coloro che si affidano a banche italiane (48.9%).

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