Proptech per vincere la sfida dei servizi

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“Senza un processo di conversione che estragga l’energia potenziale contenuta nel mattone, non c’è esplosione. Un mattone non è altro che un mattone”. A dichiararlo è Hernan de Soto, pluripremiato economista liberale peruviano, che nel suo best seller Il mistero del Capitale indaga sui motivi per i quali il capitalismo trionfa in occidente e fallisce nel resto del mondo, e a proposito di real estate ha cercato di valutarne le reali potenzialità, prima ancora dello scoppio della bolla.

La citazione non sembra peregrina se ricontestualizzata a un nuovo anno zero per l’industria immobiliare che coincide con il processo di digital transformation. Ed è proprio il combinato disposto di servizi immobiliari e digitalizzazione che rappresenterebbe a oggi un potenziale fattore di ripresa, se non per tutta la filiera, almeno per parti di essa.

In particolare il settore del property & facility management è tra quelli che potrebbero trarne vantaggio, anche stando ad alcune ricerche. Un recente report pubblicato dal Politecnico di Milano fotografa uno stato dell’arte che non lascia adito a dubbi: di fronte a un overload di offerta del fintech real estate e a un eccesso di ottimismo nella sharing economy legata al mercato immobiliare, vi è una concreta e ampia domanda di edifici intelligenti dove a fare da driver sono i servizi a valore aggiunto legati all’immobile e al suo utilizzatore.

Da queste premesse appare chiaro come il settore del facility management sia quello in grado di intercettare meglio le potenzialità che la digital transformation nel settore immobiliare sta progressivamente facendo emergere.

E’ una trasformazione che avrà ripercussioni importanti anche sugli economics per gli operatori del settore. Secondo una ricerca pubblicata a metà dello scorso anno da ResearchAndMarkets, il mercato globale delle soluzioni e degli strumenti afferenti al mondo del facility management è destinato a passare da 34,65 miliardi di dollari del 2019 a 59,33 miliardi nel 2023, con un tasso medio di crescita annuo dell’11,4%. Numeri importanti che spiegano anche il perché di tanta attenzione da parte di operatori e investitori.

Big data, Iot, realtà aumentata e blockchain, sono tutte parole chiave utili a individuare le direttrici lungo le quali si è avviata la trasformazione dei servizi immobiliari con la conseguente reinterpretazione della figura del facility manager che da puro centro di costo, sta assumendo un ruolo sempre più strategico all’interno delle aziende che puntano a una gestione sempre più efficace dei propri asset immobiliari.

E di proptech legato al facilty management abbiamo parlato con Vincenzo Noviello, socio fondatore e general manager di Nazca, realtà fondata nel 1993 e attiva nel facility & property management, oltre che nella fornitura di servizi ICT legati al real estate.

In che modo il proptech potrà rappresentare un effettivo driver per la ripresa di un settore, quello delle costruzioni, fortemente penalizzato negli ultimi dieci anni? “Più che può… deve – ha risposto Noviello – e noi già dal 1998 abbiamo intuito quanto fosse importante l’informatizzazione dei servizi e dei processi legati al mondo immobiliare”.

“La ricerca software condotta in Nazca – prosegue Noviello – ha portato poi alla canalizzazione del work force management verso il facility management e tutto ciò ha rappresentato per noi una leva strategica fondamentale”.

Il percorso seguito, come spiegano in Nazca è stato lungo ed è passato dall’uso del mobile per la gestione del flusso dati fino all’informatizzazione completa del building: “I sistemi di Bim (Building intelligent modeling) hanno trovato applicazione – prosegue ancora il manager di Nazca – Non solo nelle attività di manutenzione, ma anche in tutte quelle legate alla gestione efficiente degli spazi dell’edificio”.

Una distinzione va però fatta. In particolare se il settore residenziale, ma anche degli uffici, legati soprattutto allo smart working, appaiono più reattivi rispetto a queste dinamiche di trasformazione digitale, un po’ più lenta è invece la risposta nel retail e nella Gdo dove gli investimenti stentano a decollare. Come sempre in questi casi la tendenza generale va distinta dalle singole risposte interne alla filiera e anche il real estate, con riferimento alla digital transformation, sembrerebbe non essere da meno.

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