Premio Architettura Toscana: i vincitori dell’edizione 2019

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Realizzati tra il 2013 e il 2018, sono sei i progetti che si sono aggiudicati il Premio Architettura Toscana, alla seconda edizione, nelle cinque categorie previste: Opera prima, Opera di allestimenti o interni, Opera di nuova costruzione, Opera di restauro o recupero, Opera su spazi pubblici, paesaggio e rigenerazione. Di seguito l’elenco, le relative motivazione della Giuria e una sintetica descrizione degli autori. La mostra dei progetti vincitori e delle opere selezionate rimarrà allestita fino al 21 giugno presso la Palazzina Reale, sede dell’Ordine della Fondazione degli Architetti di Firenze, piazza Stazione 50.

Categoria Opera prima
Ciclostile Architettura

Podere Navigliano ‏(nella foto)
San Giovanni d’Asso (SI)

Motivazione della Giuria: Il progetto è il risultato di un recupero attento del manufatto esistente attraverso l’inserimento silenzioso di pochi, chiari elementi e un controllo sensibile dei materiali e delle tecniche tradizionali.

I materiali e l’attenzione al contesto storico e ambientale rappresentano il fulcro del progetto; la reinterpretazione di elementi della tradizione ha consentito di trovare un nuovo linguaggio, una nuova estetica legata in maniera indissolubile alla tradizione. Il progetto prevede la ristrutturazione di un podere di seicento mq che si sviluppa su tre livelli: un piano terra che era adibito a locali di servizio per l’agricoltura, un piano primo con due appartamenti e un secondo piano, costituito da due torrette, a servizio delle abitazioni. Attraverso un nuovo assetto degli ambienti interni è stata ricreata un’abitazione unica cercando di rispettare i caratteri essenziali della tipologia tradizionale. Al piano terra sono stati posizionati i locali di servizio (tavernette, lavanderia, spa, garage), al piano primo la zona giorno e due suite, nelle due torrette sono state localizzate le suite di maggiore pregio. Particolare attenzione è stata riservata alla scelta dei materiali di tutte le finiture in particolare i pavimenti risultano l’elemento caratterizzante dell’intervento. Nella scelta di questi ultimi e nella loro posa si riflette la filosofia dell’intervento che reinterpreta e arricchisce di nuovi significati elementi della tradizione. Tutte le pareti sono finite a calce naturale stesa come da tradizione in maniera irregolare, per sottolineare la bellezza del materiale è stato scelto di non dipingere le pareti ma di lasciarle del colore della calce.

Ex aequo
Hipnos/Nicola Brembilla

Casetta nell’oliveto ‏
Serravalle Pistoiese (PT)

Motivazione della Giuria: Il recupero di un abuso edilizio attraverso strategie ambientali e tecniche legate fortemente al contesto esistente ha consentito di riscattare una piccola ferita nel paesaggio.

Paesaggi collinari toscani: ulivi, cipressi, case coloniche e… abusi edilizi. Condizione di partenza di questa ristrutturazione è una banale casetta di mattoni forati sorta in tempi incerti e in ancor più incerta regolarità! Nel passaggio di proprietà il suo destino sarebbe potuto essere la demolizione. Ma perché mai dover produrre quintali di macerie quando si può tentare un riuso? Come esser certi che anche la platea di fondazione in cemento armato sarebbe stata effettivamente eliminata? In accordo con l’ufficio tecnico comunale abbiamo fatto in modo che il cliente non perdesse il bene acquisito e che il paesaggio potesse redimersi dall’abuso. La strategia si basa sull’ammantare d’una veste lignea la preesistenza per renderla camaleontica verso la tonalità della terra, dei tronchi degli ulivi e dei cipressi circostanti. Il perimetro murario, copertura compresa, è stato rivestito, per fini di coibentazione, con balle di paglia raccolte nei campi circostanti. Sopra d’esse sono state avvitate su appositi telai d’abete delle assi da ponte di riciclo. Le assi sono state passate a fiamma per aumentarne la resistenza nel tempo, facendo così rivivere un’antica tecnica contadina sprofondata nell’oblio. Se gli esterni restituiscono le scure tonalità dei tronchi e della terra, l’interno è un abbagliante scrigno dorato al quale si demanda il ricordo dell’occultato involucro di paglia. Gli intonaci di calce sono infatti rinforzati da steli di paglia che emergono in superficie.

Categoria Opera di allestimento o di interni
Microscape

Illuminazione della Basilica di Santa Croce
Firenze

Motivazione della Giuria: L’intervento è stato apprezzato per un uso attento e prezioso dell’illuminazione come strumento narrativo che consegna al cittadino una immagine inedita della facciata della chiesa e, insieme, rende vivo la piazza antistante in un dialogo inedito reso possibile da un uso innovativo delle tecnologie.

Durante il Festival F—Light 2016 è stata messa a punto la nuova illuminazione per la facciata della Basilica di Santa Croce a Firenze. Una illuminazione dinamica che gioca con intensità e temperatura colore della luce bianca e che include la nuova configurazione della luce statica. La proposta illuminotecnica dinamizza teatralmente la superficie della facciata che entra in empatia con il passante. La scelta di operare con luce bianca modulata attraverso la variazione della temperatura colore e del flusso luminoso, permette di mettere in scena il tempo lungo della “costruzione” e attiva con il suo “ritmo pulsante” la facciata in una sorta di membrana che assorbe e rilancia l’energia spirituale e ideale degli “illustri” che nella basilica dimorano, ricercando nel cittadino contemporaneo la partecipazione in un battito all’unisono. Un respiro, un battito vitale, non mera scenografia e spettacolo asettico, ma costruzione di uno spazio di coinvolgimento tra memoria storica e istanze contemporanee, tra sapienza della cultura ed esperienza di vita collettiva, tra monumento e città. I consumi energetici sono abbattuti del 68%, mantenendo gli stessi livelli d’illuminamento di 25 lux mentre i rilievi della facciata acquisiscono una maggiore profondità nella condizione di luce statica. L’installazione luminosa dinamica eseguita in loop è programmabile in determinate fasce orarie e manifestazioni, si alterna a momenti di illuminazione statica.

Categoria Opera di nuova costruzione
Edoardo Milesi & Archos

Foresteria del Pellegrino di Siloe
Monastero dell’Incarnazione, Cinigiano (GR)

Motivazione della Giuria: Il progetto dimostra un perfetto inserimento nel paesaggio e un’attenzione alla topografia esistente sia in relazione al luogo che alla distanza ben calibrata tra i diversi corpi di fabbrica. L’appoggio a terra è studiato con attenzione e tutto l’intervento dimostra una coerenza costruttiva e una misura ammirevole.

Il progetto comprende cinque unità abitative, adibite a foresteria esterna al monastero, destinata agli ospiti occasionali della comunità di Siloe. Inserite nella naturale conformazione del terreno, sono state costruite senza apportare alcuna modifica alla natura circostante, sperimentando una nuova forma di abitare sostenibile. Ogni cellula abitativa, del tutto complementare alla struttura del monastero, è composta da una camera con zona cottura, bagno, balcone sul fronte nord e loggia a sud e soddisfa i requisiti richiesti dalla normativa sulle barriere architettoniche. L’edificio, con struttura portante e tamponamenti in legno, è antisismico, traspirante, ventilato naturalmente e rispecchia i criteri di bioarchitettura per l’utilizzo di materiali naturali interamente riciclabili. La copertura, i solai e le pareti, anche questi in legno, sono traspiranti e fortemente isolati; il manto di copertura ventilato è in zinco-titanio e il legno a vista è larice lasciato all’ossidazione naturale. In tal modo la foresteria invecchia e si modifica nel tempo, alterandosi in colori e profumi. Il modulo è stato concepito con le maggiori superfici vetrate sul lato nord/ovest al fine di sfruttare la luce diffusa; mentre il prospetto sud è costituito da facciate tamponate con superfici vetrate di minore estensione protette dallo sporto di gronda. Tamponamenti esterni, pavimentazione e serramenti sono tutti in legno di larice lasciato alla sua ossidazione naturale.

Categoria Opera di restauro e recupero
Fabio Daole, Mario Pasqualetti

Arsenali della Repubblica
Pisa

Motivazione della Giuria: La Giuria ha apprezzato la complessiva qualità della ricostruzione sia per il ripensamento sensibile dell’architettura originale ormai in rovina, che per l’integrazione di funzioni contemporanee ben integrate nel contesto esistente.

La struttura dell’Arsenale si presentava in uno stato di degrado, privo di copertura, delle grandi arcate, dei piani di calpestio ed era completamente invaso dalla vegetazione con un rinterro di circa due metri oltre la quota medievale; di fatto si trattava di un vero e proprio rudere seppure di grande fascino. La ricostruzione e il restauro degli Arsenali Repubblicani ha affrontato diversi temi, dalla scoperta dei resti archeologici, dalla ricerca storica, alla ricostituzione filologica che ha guidato le scelte progettuali, agli interventi strutturali di rilevanza sismica fino all’inserimento degli impianti tecnologici necessari per la pubblica fruizione. L’agibilità dei locali prevede attività culturali, museali, di pubblico spettacolo e auditorium con capienza fino a seicento persone per cui l’immobile ha una attrattività gestionale significativa soprattutto perché si tratta di un bene storico monumentale straordinario che si offre non soltanto alla città di Pisa ma al turismo internazionale. La valorizzazione degli Arsenali della Repubblica contribuisce in ogni caso alla conservazione del patrimonio culturale, allo sviluppo intelligente e sostenibile, fornisce infrastrutture e servizi culturali, promuove l’industria culturale e creativa, rendono attraente la cultura e usano la cultura per unire le comunità. Il risultato raggiunto fa immergere il visitatore nell’antica Terzana medievale all’interno degli arsenali che nella contemporaneità trovano l’originario splendore.

Categoria Opera su spazi pubblici, paesaggio e rigenerazione
Ecòl

Shelter#1
Via Cristoforo Colombo, Prato

Motivazione della Giuria: Questa piccola “navata” tecnica diventa un contributo sociale per un contesto territoriale e sociale in profonda trasformazione offrendo uno spazio d’incontro informale inedito e necessario. L’assemblaggio e l’articolazione dei pochi materiali utilizzati è esemplare.

Shelter #1 è una struttura itinerante, montata per la prima volta nel quartiere del Macrolotto 0 di Prato, all’interno di un ex piazzale industriale abbandonato. Nell’attesa della futura cantierizzazione del piazzale per la realizzazione di un parco, l’area è stata aperta sotto forma di spazio pubblico temporaneo, permettendo alla cittadinanza l’immediata fruizione di un bene acquisito dalla pubblica amministrazione. L’intervento fa parte di una serie di progetti pilota sulla sicurezza urbana sviluppati dal Comune di Prato e finanziati da Regione Toscana, per promuovere forme attive di controllo del territorio. La struttura è stata di supporto a una serie di attività estive che hanno animato un quartiere privo di spazio pubblico, dove risiede una delle comunità cinesi più grandi d’Europa. La costruzione, realizzata con sistema tubo-giunto, è stabilizzata da trentadue jersey e poggia su una piattaforma di asfalto assunta come matrice dimensionale del progetto. La struttura è quindi il risultato di una serie di dimensioni fisse, vincolate da elementi standard, che trova nel processo di progettazione e nella precisa esecuzione la sua forma finale. La creazione del giardino attorno alla struttura è stata condotta mediante una serie di cantieri collaborativi, addomesticando la vegetazione e riutilizzando i materiali trovati in loco. Shelter#1 è stato smontato a dicembre 2018, in primavera verrà rimontato con una nuova forma in un quartiere periferico della città.

Tutti i progetti sono online a questo link

di Danilo Premoli – Office Observer
 

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