Parola d’ordine: produttività e be©nessere

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Il lavoro è una realtà in frenetica e profonda trasformazione. La tecnologia è il principale
strumento e motore di questo cambiamento, in un intreccio di nessi in cui è spesso difficile
comprendere quale sia la causa e quale l’effetto. In attesa che big data, blockchain, stampanti in 3D e robotizzazione dei processi produttivi esplichino tutte le proprie enormi potenzialità, non è semplice prevedere quale sarà il futuro del lavoro. Eppure alcuni punti fermi iniziano già a fissarsi, manifestandosi spesso nei luoghi di lavoro e ridisegnandone spazi, funzionalità e
layout.

Uno di questi punti fermi segue l’evoluzione dello smart working, che sta portando verso una ridefinizione del ruolo del lavoratore. L’output del fattore produttivo lavoro viene sempre meno contato in unità prodotte per quantità di tempo impiegate, quanto piuttosto viene misurato come qualità e, soprattutto, come capacità di raggiungere gli obiettivi fissati.

Tutto ciò ha riflessi enormi sulle modalità di gestione del lavoro e sulle modalità di offerta dello stesso. Da un lato viene definitivamente meno il modello industriale classico, in cui il
tempo (le ore lavoro prestate) e lo spazio (la fabbrica piuttosto che l’ufficio) costituivano le
due coordinate essenziali per disegnare la funzione di produttività del lavoro. Ora si restituisce alle persone flessibilità, autonomia, libertà di scelta del luogo dove lavorare e degli orari. Ma ciò comporta forte senso di responsabilità e l’assimilazione e con divisione
dell’idea che lavorare significhi essenzialmente giungere a risultati per un bene comune, proprio, dei colleghi e dell’azienda.

Dall’altro lato l’evoluzione dello smart working implica un altrettanto profondo mutamento nei paradigmi di gestione del personale e più in generale manageriali. Questo si traduce in nuove politiche delle risorse umane, con l’introduzione di nuove forme di interazione e collaborazione proprie di questo nuovo modo di lavorare, accompagnate da scelte orientate al benessere organizzativo delle persone al fine di mantenere ai massimi livelli la salute fisica, psicologica e sociale dei lavoratori.

In un mercato sempre più competitivo, uno degli obiettivi principali delle aziende è quello di aumentare la produttività, concentrandosi sui fattori più importanti che la influenzano così da incrementare la performance dei collaboratori. Per dare il massimo, il lavoratore deve star bene: deve essere motivato, coinvolto, stimolato e apprezzato.

Per ottenere questi obiettivi l’ambiente di lavoro è fondamentale. Come dimostra l’esperienza di be© a Cassina de Pecchi l’ambiente di lavoro non è solo l’involucro dove si svolge l’attività lavorativa, ma è un più complesso veicolo, e allo stesso tempo contenitore, di opportunità e servizi che assieme garantiscano vivibilità, socialità, collaborazione, partecipazione, condivisione e soprattutto benessere.

Per lavorare al meglio.

di Cinzia Lorusso – Fund Manager, InvestiRE SGR, Fondo Pegasus

1 Commento

  1. […] Telelavoro, coworking, lavoro flessibile sono realtà sempre più diffuse. E con la loro diffusione cambiano gli spazi lavorativi. Gli uffici abbattono i muri divisori a fronte delle maggiori necessità di collaborazione di gruppi lavorativi flessibili e dal perimetro variabile, trasformandosi in open space. Le scrivanie diventano oggetti comuni a fronte del cambiamento dello strumento di valutazione del lavoro dal metro di ore lavorate a quello di obiettivi raggiunti (su questo aspetto siamo ancora un po’ indietro a dire la verità, ma la direzione sembra tracciata). I luoghi di lavoro in generale mutano comprendendo spazi per nuove funzioni, spesso non direttamente connesse al processo produttivo, anche in funzione del benessere generale dei lavoratori, essendo sempre più evidente, anche dai numeri, la correlazione diretta con la produttività dei fattori. […]