Opendoor traccia la strada del Proptech. Cosa succede in Italia

Il Proptech e le startup del settore, come raccontato nell’articolo precedente, nascono in risposta alla necessità di rendere più moderni i processi inefficienti ed estremamente antiquati del mondo real estate residenziale.

Parlando di Proptech non si può di certo non fare riferimento a Opendoor. Questa, infatti, è la prima startup americana, con base a San Francisco, che ha rivoluzionato il mondo del real estate, introducendo questo nuovo modo innovativo di fare compravendita in modo semplice, veloce e digitale. La loro promessa è semplice: vendi casa nel momento in cui sei pronto. Niente più attese, niente più stress, niente incertezza.

Opendoor è appena riuscita a chiudere il suo ultimo round di investimenti di serie E alla cifra di 325 milioni di dollari, con l’obiettivo di espandersi nei primi 50 mercati americani entro il 2020. In sostanza significa che il servizio di Opendoor arriverà presto nelle 50 più grandi città degli Stati Uniti: secondo Wikipedia, quindi, si andrebbe da New York (8,5 milioni di abitanti) a Wichita, in Kansas, che conta meno di 400.000 abitanti.

Ai vecchi investitori se ne sono aggiunti di nuovi quali General Atlantic, Access Technology Ventures e la Lennar Corporation, leader di costruzioni negli Usa.

A oggi Opendoor è stata capace di raccogliere un totale di circa 645 milioni in equity e centinaia di milioni di debt. La caratteristica dell’azienda è quella di garantire visite online delle case ai potenziali acquirenti, così come quelle fisiche tradizionali.

A rendere ancora più interessante lo scenario americano, qualche mese fa è arrivata anche la notizia che Zillow (equiparabile a Immobiliare.it in Italia) è entrata nel mercato di Opendoor.

Il racconto di quanto sta avvenendo oltreoceano è importante alla luce di quanto sta avvenendo in queste settimane in Italia: Casavo, la startup fondata da Giorgio Tinacci – 27 anni e già ex consulente di Boston Consulting Group– e Simon Specka – ceo di ZenMate, azienda fornitrice di servizi VPN che nel suo ultimo round di investimenti ha raggiunto i 9,4 milioni di euro coinvolgendo società del calibro di Picus Capital (fondo tedesco che investe in start-up tecnologiche), 360 Capital Partners (uno dei principali fondi di venture capital in Italia), Marco Pescarmona (presidente e fondatore del gruppo Mutui OnLine) e Kervis Assets Management (operating partner nel mondo real estate in Italia).

Casavo è una piattaforma tecnologica che permette di vendere casa utilizzando un processo di valutazione innovativo basato su algoritmi e triangolazioni di dati, che permette di determinare l’esatto valore di un immobile. Dopo la prima offerta, Casavo si propone di acquistare la casa in soli 30 giorni e senza alcuno stress per il venditore. Al momento Casavo lavora solo su Milano e approderà a Roma in autunno.

L’Italia ovviamente non presenta un mercato ampio come quello statunitense, e tanto meno la stessa disponibilità in termini di investimenti. Se Casavo dovesse replicare i successi di Opendoor utilizzando unità di misura italiane, però, non è difficile immaginare la presenza del servizio di acquisto in 30 giorni nelle prime 10 città italiane più popolose, coprendo quindi una fascia di grandezza che va da Roma a Catania (non molto più piccola di Wichita). Al contempo, Casavo potrebbe in un prossimo futuro attrarre investimenti importanti, così come è già accaduto nelle fasi di pre-seed e di seed: pur non esistendo una classifica precisa, infatti, Casavo è stata probabilmente la startup proptech a raccogliere la più grande quantità di capitale mai vista da una realtà proptech in Italia in questa fase della sua vita.

Opendoor ha raggiunto il serie E in appena quattro anni, ottenendo una valutazione superiore ai 2 miliardi di dollari e creando di fatto una categoria che ha attirato nuovi competitor come – appunto – Zillow e Offerpad. Possiamo immaginare uno scenario futuro in cui immobiliare.it replicherà il business model di Casavo? Qual è il futuro del real estate in Italia? E’ presto per dirlo, ma è chiaro che Casavo sta stimolando con vigore l’evoluzione di un mercato solitamente molto statico.

di Simona Monterosso – responsabile marketing Casavo

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