Non sono in Italia le tasse sulla casa più salate in Europa, però…

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Le bandiere dell'Ue sventolano di fronte alla sede della Commissione a Bruxelles

Non è l’Italia il Paese europeo dove le tasse sulla casa sono le più alte. Secondo il rapporto Taxation trends in the European Union pubblicato dalla Commissione europea la Francia, il Regno Unito, il Belgio, la Grecia, la Spagna e la Danimarca presentano livelli di tassazione, sulla proprietà, molto più elevati rispetto a quelli italiani. , come sottolineato in un’analisi realizzata dal sito di informazione We-Wealth il report considera come imposta sulla proprietà sia le tasse ricorrenti sui beni immobili (Imu) sia quelle sulle altre tasse di proprietà (imposta sui trasferimenti di proprietà e sulle transazioni internazionali immobiliari).

Le tasse calcolate dalla Commissione

Nel dettaglio il report mostra come il peso fiscale sulle proprietà in Francia sia pari al 4,9%, in Gran Bretagna al 3,1%, in Belgio al 3,6%, in Grecia al 3,3%, in Spagna al 2,7% e in Danimarca al 2,4%.

L’Italia si posiziona al settimo posto con un 2,3%, seguita da Lituania, Portogallo e Polonia. I Paesi dove invece il peso del fisco sul mattone è minore sono l’Estonia con il 0,2%, la Lituania con lo 0,3%, la Slovenia con lo 0,4% e l’Ungheria con lo 0,5%.

A livello Ue 28 la tassazione media sugli immobili è del 2,6%, mentre quella ristretta ai 19 dove circola l’euro è del 2,4%. In entrambi i casi in Italia le tasse sono inferiori.

In generale la tassa sulle proprietà non è da sottovalutare perché rappresenta la più importante fonte d’entrate fiscali a livello europeo. Secondo il report, questa pesa per il 2,6% del Pil nel 2017 e per il 6,6% del gettito fiscale totale.

Non va poi dimenticato un’altro fattore importante nel dare un giudizio complessivo su questa situazione: l’Italia è uno dei Paesi con il fisco più ingombrante del gruppo. Peraltro in continuo aumento di peso.  Secondo Istat enl primo trimestre di quest’anno la pressione fiscale è risultata del 38%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, spiccando come il dato più alto dal 2015.

La stessa manovrina di assestamento del bilancio da 7,6 miliardi di euro (cifra pronosticata quasi al centesimo di euro da questo blog), grazie alla quale l’Italia ha riportato il deficit tendenziale verso il 2,04% evitando l’avvio della procedura di inflazione, è costituita per 6 miliardi da maggiori entrate, come spiega dati alla mano il Sole 24Ore.

Che è un modo un po’ paludato di dire che le tasse sono aumentate ancora.

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