Milano, cent’anni all’insegna dell’innovazione e dello stile

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Il grattacielo Pirelli ripreso da via Fabio Filzi

E’ stato secolo infinito come infiniti sembrano essere i ruoli che Milano riesce a incarnare con la stessa magia dell’araba fenice che risorge ogni volta più splendente e forte degli eventi che l’hanno colpita nel corso degli ultimi cent’anni.

Partiamo dall’inizio. Gli anni venti del Novecento sono stati caratterizzati nel nostro Paese dalla diffusione di esempi di architettura che, lasciati da parte i temi floreali dello stile liberty tipici del ventennio a cavallo tra ottocento e novecento e si sono orientati verso un modello di architettura più semplice e razionale, ma in grado di lanciare forti messaggi simbolici.

Decade quella degli anni venti che ha visto l’affermarsi di importanti firme dell’architettura e del design milanese come Giovanni Muzio, Giò Ponti e altri importanti esponenti che hanno dato vita ad alcuni dei più importanti esempi come ad esempio la Cà Bruta di via della Moscova, Casa Borletti di via San Vittore, la Stazione Centrale, Palazzo Mezzanotte, così come il Palazzo dell’Arte meglio noto come la Triennale che segna l’inizio degli anni trenta.

Simboli di una società che era espressione della voglia di fare, di creare, di essere innovativi e fotografia di una borghesia illuminata e colta che trovava nell’architettura la rappresentazione plastica di estro e solidità, a cui fa da corollario l’ideazione e successiva produzione di oggetti di design legati al mondo dell’arredamento.

Per la semplicità e l’essenzialità delle forme, gli architetti milanesi furono comunemente definiti neoclassici, artefici di un’architettura che voleva essere espressione di una città vivace dal punto di vista economico con importanti imprese che strizzano l’occhio all’innovazione, culturale e alla nascita del marketing per mano di un artista come Giovanni Depero a cui si deve uno degli esempi più belli del design votato al marketing: la bottiglia del Campari Soda e i suoi cartelloni pubblicitari.

Ma fermento, voglia di fare e di trasformare caratterizza anche la Milano del XXI secolo: una città che nonostante tutto ha saputo ritagliarsi un ruolo preciso nel panorama internazionale, che attrae investitori e talenti, che ha plasmato la propria natura da città industriale e dei servizi legati all’impresa, a centro turistico e culturale.

La nuova cifra distintiva di questa Milano sta proprio anche nella capacità che gli stakeholder hanno dimostrato nell’adattarsi ai cambiamenti della società, rispondendo in modo adeguato ad una domanda via via sempre più esigente e complessa. Una realtà urbana che ha preso coscienza della propria trasformazione e che ha fatto della rigenerazione e della riqualificazione il mantra della propria idea di sviluppo urbano.

Gli esempi più famosi ed eclatanti sono senza ombra di dubbio il quartiere di Porta Nuova con i suoi iconici grattacieli che si affacciano su Piazza Gae Aulenti, il quartiere di City Life, il Bosco Verticale e la fondazione Prada che oggi portano, tra gli altri, le firme di Zaha Adid, Stefano Boeri, Arata Isozaki solo per citarne alcuni.

Sviluppo urbano che continua a correre per rispondere alle desiderata degli investitori, ma che cerca con qualità e innovazione del prodotto proposto di alzare l’asticella per giocare nello stesso campionato delle grandi squadre europee. Milano vuole essere protagonista di questo momento di mercato con una skyline rinnovata e imponente che via via disegna una metropoli moderna e bella e che trova nella valorizzazione e nel recupero della tradizione uno dei suoi punti fermi.

di Valentina Piuma – vai al blog virginialunare.it

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