Le strutture museali come driver della rigenerazione urbana

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In un mercato immobiliare che ha visto come protagonista quasi assoluta Milano, alcune città cosiddette intermedie hanno fatto registrare nell’anno 2018 delle performance interessanti. Tra queste, Bologna: il capoluogo di una delle regioni più ecclettiche del panorama nazionale ha segnato nei primi nove mesi dell’anno appena conclusisi un incremento boom del 23,7% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Da sempre, inoltre, Bologna porta con sé un’anima culturale ben connotata: la più antica università del mondo occidentale, l’Alma Mater, il Dams, primo esperimento italiano di un intero corso di laurea dedicato a spettacolo, musica e arti in genere, nonché città natale di molti artisti che hanno portato nel mondo la voce tonda e armoniosa di Bologna, ma anche una delle città che più di altre hanno pagato un elevato prezzo negli anni del terrorismo. Inoltre, è stata il palcoscenico in cui è andato in scena, il 12 novembre 1989, la svolta della Bolognina, ovvero lo scioglimento del Partito Comunista Italiano.

Ed è proprio nella zona di Navile, in concomitanza con l’apertura di Artefiera che è stato inaugurato nei giorni scorsi il primo museo di quartiere dedicato a una delle figure centrali per l’arte italiana: la critica e museologa Palma Bucarelli.

Un centro sperimentale dedicato all’arte al centro del quartiere, che ha come mission quella di valorizzare le potenzialità di una delle zone più popolate e multietniche della città di Bologna. Il museo, infatti, secondo un trend sempre più frequente, è pensato come un organismo che si inserisce armonicamente nella vita della città, una location dove è possibile divulgare e condividere esperienze artistiche attuali.

Il progetto nel suo complesso ha visto il coinvolgimento di molti attori del territorio, che hanno messo al centro il valore progettuale dell’iniziativa, la qualità del costruito ed il rispetto degli standard ambientali. Si tratta quindi di un altro importante esempio di collaborazione pubblico-privato per dare una nuova vita al quartiere affinché a fianco degli edifici residenziali si possa respirare anche un’aria di cultura e di condivisione attraverso una struttura e una serie di iniziative che graviteranno proprio su quella porzione di città, arricchendo il vivere quotidiano con un dialogo costante con l’arte e la cultura

Il rapporto tra cultura e real estate rappresenta uno dei driver più importanti per un settore che seppur a fatica sta proseguendo nel suo cammino di rinascita dopo la crisi del 2008. L’edilizia fine a sé stessa, che non si cura del benessere a tutto tondo degli utilizzatori finali è il passato, mentre i rinnovati stili di vita che portano a vivere la casa sotto diverse vesti arricchiscono il prodotto immobiliare di nuovi valori.

Ciò porta a una maggiore consapevolezza da parte dei potenziali acquirenti nella scelta dell’immobile, dove la componente del contesto circostante gioca un ruolo fondamentale.

Un paio di anni fa, in occasione della Milano Arch Week, uno dei public debate più interessanti è stato dedicato al ruolo dei luoghi dedicati alle attività culturali.

In una società che diventa sempre più fluida e immateriale, in città sempre più cosmopolite, è stato riscoperto come alcune operazioni di trasformazione urbana possano avere come protagonisti edifici dedicati alle attività culturali e alla creatività, investendo sul connubio cultura, rigenerazione urbana, inclusione sociale e produzione artistica.

Gli esempi di architettura da copertina possono quindi affiancarsi ad operazioni di riqualificazione diffusa dando così vita ad un’esperienza di cultura e creatività condivisa.

di Valentina Piuma – vai al blog virginialunare.it

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