Le Corbusier e l’architettura a servizio dell’uomo

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L'incontro tra due geni: Le Corbusier e Albert Einstein

Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, è unanimemente considerato il più grande architetto del secolo scorso. Perché è stato così grande e perché tutti ne riconoscono la grandezza? Le Corbusier ha tracciato la strada all’architettura moderna, è stato il pioniere dell’utilizzo del cemento armato, padre dell’urbanistica moderna e ha rivoluzionato il linguaggio dell’architettura. Ma è stato così grande soprattutto per un concetto che ha concepito e sviluppato: quello di un’architettura a misura d’uomo. Dalla singola abitazione, siano alla più complessa realtà urbana.

Le proporzioni e il Modulor

Negli anni della guerra Le Corbusier elabora una teoria: la teoria del Modulor, che è un sistema di grandezze, e di rapporti tra le grandezze stesse (proporzioni), basate sulle misure del corpo umano.

La ricerca delle proporzioni è alla base dell’architettura e della progettazione. Già gli antichi greci utilizzavano la sezione aurea, in pratica si tratta del rapporto “più estetico” tra i due lati di un rettangolo, per progettare le loro costruzioni. Le Corbusier parte dalla “proporzione divina”, come viene anche chiamata la sezione aurea, arrivando a elaborare una scala di grandezze, in una ricerca minuziosa che dura per anni, fino ad arrivare alla concezione di una nuova unità di misura. Un modulo, replicabile all’infinito, e che può essere applicato alla progettazione sia di un oggetto sia di una città. E’ come se questa teoria rispondesse a un forte desiderio di ordine in risposta a un periodo di enorme disordine come fu quello che dalla fine della Grande Guerra condusse alla carneficina della Seconda Guerra Mondiale.

L’incontro con Einstein

Al termine delle ostilità Le Corbusier si trova a New York, perché membro della commissione che selezionerà i progettisti invitati a partecipare alla realizzazione del Palazzo dell’Onu, sull’East River. In occasione di questo soggiorno americano, Le Corbusier si reca all’Università di Princeton, dove avrà modo di incontrare Albert Einstein. In seguito il grande architetto racconterà di questo suo incontro, confidando di essersi a lungo intrattenuto a discutere con il fisico tedesco, e di avergli parlato della sua teoria, la teoria del Modulor, e della sua ricerca di un’armonia universale, basata sulla scala del corpo umano. Pare che Einstein elogiato la teoria di Le Corbusier scrivendogli quella sera stessa che si tratta di “una scala di proporzioni che rende il male più complicato, più facile il suo contrario”.

La produzione standardizzata, basata su un modulo replicabile all’infinito, è un concetto che dominerà tutta la produzione di Le Corbusier, architettonica e urbanistica. “Le risorse sensazionali della nostra epoca sono messe a servizio dell’uomo”, affermerà orgoglioso il maestro commentando le proprie opere, sviluppando poi i propri concetti a livello urbanistico nel progetto teorico di Ville Radieuse: “La città di domani, dove sarà ristabilito il rapporto uomo-natura”.

Lia Chiaiese – Archielle

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