La relisilienza potrebbe non bastare al mercato immobiliare

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milano resilienza

Il concetto di resilienza, nella sua accezione originaria, è connesso al mondo della metallurgia, ma sempre più l’aggettivo resiliente si abbina o viene abbinato alle città, indicando la capacità di un sistema di trasformare una sfida, generalmente intrinseca di un momento di crisi, in un’opportunità.

L’emergenza sanitaria ha portato all’esasperazione semantica il concetto di resilienza, anche in considerazione del fatto che le nostre città, soprattutto quelle di dimensioni più importanti, sono state l’epicentro del Covid-19.

Si può disquisire sul fatto che, il covid-19 abbia più meno sbaragliato i giochi o che nulla sia mutato, ma un fatto è innegabile: l’emergenza sanitaria e il necessario lockdown hanno accelerato i processi di innovazione che erano già in atto, in primis con la crescita esponenziale del fenomeno dello smartworking, interpretato per necessità di copione come telelavoro.

I dati forniti da centri di ricerca e società del settore indicano che il Paese si è come congelato per tre mesi in una situazione di tempo sospeso, inevitabilmente scandito dal ritmo delle call conference, della didattica a distanza e dagli appuntamenti per il bollettino medico sul numero dei contagiati, dei guariti e purtroppo dei decessi.

In questo nuovo Capodanno che è stato celebrato solo da qualche settimana, si guarda al mercato con curiosità, con timore, ma certi di un fatto: il Paese è resiliente e in particolare lo sono alcune città che più di altre sanno interpretare il momento storico adattando le infrastrutture, i servizi e il mercato nel suo complesso.

In questo scenario, Milano sembra quella che più di ogni altra è in grado di resistere agli urti che la crisi sanitaria ha assestato al sistema Paese. Le compravendite che inevitabilmente si erano fermate stanno riprendendo; secondo quanto registrato dagli agenti immobiliari c’è una ripresa delle visite e dei rogiti, gli investitori credono ancora nel sistema meneghino e i fondamentali dell’investimento nel real estate sembrano riprendere quota, pur consapevoli del fatto che non si possa pensare di replicare la cifra record dello scorso anno.

Inoltre, la città ha sul piatto un piano di sviluppo importante che ha come traguardo le Olimpiadi invernali del 2026 in gemellaggio con Cortina per ospitare l’evento agonistico. Sempre di più, tuttavia, il sistema cittadino per essere competitivo con le altre città europee deve pensare oltre i confini amministrativi del comune, in un‘ottica ovviamente non espansionistica di retaggio medievale, ma piuttosto con la volontà di raccontare al mondo degli operatori e degli investitori che Milano è al centro di un sistema economico, sociale, culturale e turistico di innegabile livello qualitativo e che contribuisce in modo sostanzioso al Pil del Paese intero.

Se Milano, nella sua accezione più ampia, è resiliente, è tuttavia necessario, affinché questa resilienza mantenga la propria forza, che vengano messe in atto delle politiche di marketing territoriale che siano espressione dell’intero sistema, economico, politico e sociale. Soprattutto, nel settore delle costruzioni e del real estate è necessario superare il confine del “si è sempre fatto così”, aprendo un dialogo sempre più serrato con la tecnologia e l’innovazione nella precisa direzione di concepire gli immobili non come scatole vuote da riempire ma come infrastrutture complesse che mettono al centro l’uomo e i suoi bisogni fornendo servizi accessori in grado di garantire il benessere degli utilizzatori finali.

La resilienza, per quanto elemento fondamentale per l’attrattività del territorio, deve essere coniugata con un’offerta di infrastrutture immobiliari in grado di rispondere in modo adeguato alle strategie di investimento degli investitori istituzionali e ai desiderata degli utenti finali e della identificazione di un brand territoriale che porti ad identificare il proprio luogo di lavoro o la propria residenza.

di Valentina Piuma – vai al blog virginialunare.it

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