Frigerio (Astasy): nel H1 in media vanno 836 immobili all’asta al giorno

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Il problema degli Npl, come sa bene chi legge Requadro, non è finito, ma si è solo spostato, perdendo importanza mediatica assieme al suo allontanamento dai bilanci delle banche. In pratica, come sottolinea un’analisi di Astasy, società di consulenza in esecuzioni immobiliari e in procedure concorsuali ed esecutive e specializzata nella gestione di immobili in asta (Npl) e immobili in sofferenza (Npe), la patata bollente è passata dagli istituti ai concessionari del credito, mentre il numero di immobili sottostanti i crediti deteriorati o problematici che finisce all’asta, con tutto ciò che questo comporta in termini di costi e perdite di valore, è in costante aumento. Aumento che è stato del 24% nel primo semestre 2019 rispetto al 2018, stima Astasy.

In particolare sono stati 152.708 i lotti di immobili pubblicati in asta (nel primo semestre 2018 erano 128.000) nei 140 Tribunali Italiani dal 1 gennaio al 30 giugno. Nel 2018 le aste totali sono state 245.100. Astasy calcola che nel 2019 la media di immobili che giornalmente finiscono all’asta è di circa 836. Il picco, anche se non rientra nei primi sei mesi dell’anno, è stato misurato il 16 luglio che ha visto all’asta 2.370 lotti in tutta Italia.

Il valore base d’asta degli immobili posti in capo a procedure esecutive (nate da pignoramento immobiliare) e concorsuali (sottoposte a fallimenti e concordati preventivi, crisi da sovraindebitamento e ristrutturazioni del debito) è calcolato in 25.568.871.740 euro. Mentre stimato che il reale valore (non quindi la Ctu – consulenza tecnica d’ufficio – ma il valore come fosse di compravendita a mercato libero) dei cespiti si aggirerebbe in realtà intorno agli 33,75 miliardi di euro, assimilabile o comunque il numero con maggior probabilità più vicinoal valore di mercato degli immobili incardinati in procedure concorsuali, che a causa dei ribassi d’asta subiscono un ribasso medio di aggiudicazione, in Italia, pari al 56%.

Resta pressoché invariata la distribuzione geografica delle esecuzioni immobiliari: la Lombardia mantiene il primato della regione con più immobili all’asta (19,05% – 27.680 lotti), seguita da Sicilia (8,85% con 13.515 lotti), Emilia Romagna (8,53% con 13.026 lotti), Lazio (7,38% con 11.270 lotti) e Toscana (7% con 10.705 lotti).

I principali dati emersi dall’analisi

• Sono 112.752 i lotti in asta a causa di pignoramento immobiliare (pari al 74% del totale).
• Sono invece 36.494 i lotti in asta a causa di fallimenti e procedure
• 145.763 lotti (pari al 95% del totale) rappresentano il cosiddetto granulare ovvero immobili con valore medio di 85.844 euro – riconducibile spesso a immobili residenziali – e che, sommando gli immobili sino a quelli con valore massimo di 500mila euro, arrivano a un valore di base d’asta complessivo di 12.658.749.187 euro.
• I rimanenti 6.495 Lotti (pari solo al rimanente 5,6%), hanno valori superiori ai 500.000 euro, con un volume economico complessivo di 12.910.122.522 euro.

“Il 51% dei valori in campo è concentrato in solo il 5,6% degli asset posti in esecuzione e questi sono spesso situazioni particolari che necessitano d’interventi strategici più chirurgici e mirati – commenta Mirko Frigerio, amministratore delegato Astasy – Il problema Npl non è finito, ma si è solo spostato dalle banche ai cessionari del credito. I debitori non hanno assolutamente risolto il loro problema che si mantiene attivo nelle lungaggini amministrative della giustizia. Nonostante i tempi dei Tribunali siano nettamente migliorati (ben 289 giorni medi in meno rispetto al 2018), resta comunque altissimo il tempo medio della giustizia, stimato in 4 anni con degli altissimi abbattimenti percentuali sul valore di aggiudicazione degli immobili”.

“Il tutto non sarà certo aiutato dalla riforma dell’art. 560 codice di procedura civile che riporterà nei prossimi mesi i tempi della giustizia ad almeno 7 anni fa, stabilendo che l’immobile pignorato può essere liberato solo dopo l’emissione del Decreto di Trasferimento”, spiega l’ad.

In ultimo, conclude Frigerio “i siti che gestiscono le aste telematiche presentano spesso problemi ai loro sistemi informatici, creando inefficienze e difficoltà nella partecipazione alle aste da parte degli investitori e conseguentemente una perdita di valore per le banche, unitamente ad una ricaduta negativa per le famiglie interessate. Auspichiamo pertanto in un rapido ed efficace intervento del legislatore sia in un emendamento dell’art 560 che in una riforma del sistema delle aste telematiche”.

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