Firmato accordo sul clima Cop21, il peso del real estate

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Sono stati 175 i Paesi rappresentati all’Onu hanno dato l’ok all’accordo sul clima raggiunto a dicembre scorso a Parigi (Cop21). Si tratta di un accordo fondamentale, e in certi versi innovativo, per la tutela dell’ambiente a livello globale e, soprattutto, per il contenimento dell’innalzamento globale della temperatura.

In particolare l’accordo prevede di mantenere l’innalzamento delle temperature globali ben al di sotto di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e di sforzarsi per mantenerlo entro gli 1,5 gradi.

La centralità del settore immobiliare

Gli edifici sono i principali generatori di CO2, contribuendo all’emissione nell’atmosfera di un terzo dei gas a effetto serra a livello mondiale. Edifici commerciali e residenziali, inoltre, pesano per il 40% sul consumo energetico mondiale. Il settore immobiliare ha quindi un’enorme influenza sul sistema globale e anche sugli aspetti climatici del pianeta.

Gli impegni assunti in termini di obiettivi di contenimento dei gas serra degli accordi sul cambiamento climatico avranno quindi enormi ripercussioni sull’ambiente costruito, sul settore immobiliare e sull’economia in generale. Giocoforza il mondo immobiliare e quello delle costruzioni dovranno trovare nuove soluzioni, che comprendono l’intero ciclo di vita del bene immobiliare, che perseguano pratiche realizzative, gestionali e di business più sostenibili.

L’accordo di Parigi in pillole

  • L’obiettivo a lungo termine è mantenere il riscaldamento globale rimanga al di sotto di 2 gradi Celsius e di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi Celsius. Le temperature sono già aumentate di circa 1 grado Celsius fin dai tempi pre-industriali. Per raggiungere questo obiettivo, i governi si sono impegnati a fermare l’aumento delle emissioni di gas a effetto serra che intrappolano il calore il più presto possibile. A un certo punto dopo il 2050, recita l’accordo, le emissioni di origine antropica dovrebbero essere ridotte al un livello assorbibile dalle foreste e dagli oceani.
  • Per raggiungere l’obiettivo a lungo termine, i Paesi hanno concordato di fissare obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra ogni 5 anni. Più di 180 Paesi hanno già presentato gli obiettivi per il primo ciclo a partire dal 2020. Solo i Paesi sviluppati sono tenuti a ridurre drasticamente le loro emissioni in termini assoluti; le nazioni in via di sviluppo sono incoraggiate a farlo mano a mano che le loro capacità si evolvono nel tempo.
  • L’accordo chiede ai governi di rivedere i propri obiettivi nei 4 anni successivi alla ratifica e, se possibile, di aggiornarli in base ai risultati ottenuti e al miglioramento delle tecnologie.
  • Non ci sono penalità per i Paesi che mancheranno gli obiettivi di emissione, ma l’accordo ha regole di trasparenza per incoraggiare i Paesi a fare davvero quello che promettono.
  • I Paesi ricchi dovrebbero continuare a offrire un sostegno finanziario ai Paesi poveri a ridurre le loro emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici.
  • Per le piccole nazioni insulari minacciate dall’innalzamento del livello del mare, l’accordo comprende una sezione che riconosce perdite e danni associati alle catastrofi legate al clima.

Scarica il testo dell’accordo di Parigi Cop21

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