Fimaa Milomb traccia la linea evolutiva dell’agente immobiliare

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L’impatto della normativa europea sulla professione dell’agente immobiliare, approvata lo scorso aprile, promette di squassare sin dalle fondamenta le basi della professione. Se a ciò si aggiunge l’irruente entrata in scena della tecnologia, sempre più accessibile economicamente e a portata di mano di tutti senza bisogno di essere esperti informatici, il mutamento in atto appare così profondo da poterlo considerare quasi genetico. Un combinato disposto che implica quindi un’evoluzione di processi economici, di prodotti offerti, ma anche, se non soprattutto, della professionalità e dell’atteggiamento di chi nel mondo immobiliare opera. A ogni livello.

Con un convegno sul tema della evoluzione della professione di agente immobiliare, Fimaa Milano Lodi Monza e Brianza ha affrontato tutti i principali temi correlati ai possibili scenari che la nuova norma europea potrebbe disegnare: professionalizzazione e ampliamento dei servizi, centralità del cliente, nuove tecnologie e digitale, disintermediazione del web, blockchain, small e big data.

Fimaa Mimb gioca un ruolo fondamentale in questa fase evolutiva: è infatti una sorta di bussola essenziale per orientare gli associati nell’esplorazione di nuove opportunità, fornendo loro un sostegno concreto nel processo di cambiamento.

“La teoria darwiniana dell’adattamento della specie all’ambiente circostante si rivela curiosamente adatta anche alla nostra professione – dichiara Vincenzo Albanese, presidente Fimaa Milano Lodi Monza Brianza – L’era digitale nella quale siamo immersi richiede prepotentemente il nostro adeguamento agli straordinari strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione, indispensabili per migliorare la qualità dei servizi professionali. In che modo questo avviene? Il digitale permette al nostro lavoro quotidiano di essere più efficiente, ottimizzando le risorse (sia di tempo, che economiche), automatizzando le attività più semplici e molto altro. Grazie a questi vantaggi possiamo davvero concentrarci sul nostro core business, ossia le esigenze del cliente, per guidarlo nell’acquisto più importante della vita”.

I dati emersi da una indagine condotta da Doxa su quasi 600 soggetti tracciano la percezione che i clienti hanno delle agenzie immobiliari e aiutano a comprendere l’eventuale propensione verso nuove forme di consulenza.

Se è vero che un consumatore si rivolge a una agenzia per evitare errori gravi o rischi, per districarsi nella burocrazia e per risparmiare tempo, è altrettanto vero che non tutti gli intervistati sono convinti che il compenso pagato sia adeguato al servizio ricevuto e che le agenzie siano del tutto chiare e trasparenti nelle loro operazioni. Emerge evidente al tempo stesso la necessità di un esperto capace di guidare l’intero processo di acquisto o vendita che faccia gli interessi del cliente, un vero e proprio consulente di parte. Solo in questo modo sarà possibile innovare realmente l’attività di intermediazione partendo dal cliente e ponendolo al centro del servizio, non solo nella teoria, ma anche nella pratica.

“Personalmente, sono convinto che il futuro dell’intermediazione sia quello di una agenzia ibrida – prosegue Albanese – combinazione tra l’attività professionale improntata alla consulenza e il supporto di strumenti digitali sempre più sofisticati”.

Sembra quindi che l’evoluzione possa portare ad una figura di un agente capace ed esperto, un consulente in grado di accompagnare il cliente al pieno soddisfacimento delle proprie esigenze, attraverso un approccio inevitabilmente di parte.

L’indagine Doxa in pillole

Ecco un estratto dei dati DOXA: 535 soggetti intervistati, selezionati a Milano tra chi ha appena comprato o venduto una casa di valore superiore a 300mila euro, o fra quanti sono in procinto di finalizzare una compravendita.

L’81% del campione dichiara di affidarsi a un’agenzia immobiliare, con una suddivisione del campione in sostenitori (47%) e titubanti  (34%). Le ragioni che spingono le persone a scegliere una agenzia sono: evitare errori gravi o rischi (acquirenti 68%; venditori 75%), districarsi nella burocrazia (acquirenti 65%; venditori 77%) e risparmiare tempo (acquirenti 67%; venditori 70%).

Peculiarità della figura del consulente di parte è che deve necessariamente lavorare nell’esclusivo interesse del compratore o del venditore, non contemporaneamente per entrambi: un professionista con questo profilo piace sia agli acquirenti (88%) che ai venditori (83%).

Tra quanti sono in procinto di acquistare un appartamento, ecco le preferenze per composizione tipologica: monolocale e bilocale 11%, trilocale 40%, quadrilocale 35% e pentalocale 14%. Gli intervistati che hanno dai 18 ai 34 anni e gli over 55 cercano soprattutto trilocali, mentre il 41% delle persone che hanno dai 35 ai 54 anni prediligono il più spazioso quadrilocale. Il 90% degli over 55 preferisce acquistare un appartamento in condominio, che si oppone a quasi la metà degli under 34, il 42%, che desidera una casa indipendente; tenendo conto trasversalmente delle preferenze di tutte le fasce di età, il 73% degli acquirenti desidera la casa in condominio, mentre solo il 27% una casa indipendente. Rispetto alla dicotomia nuovo/usato, il 58% degli acquirenti preferisce una casa nuova o riqualificata, con un picco del 74% di under 35, mentre il 42% preferisce un immobile usato, ben il 61% degli over 55.

Considerando le statistiche dei venditori, il 54% cede l’immobile con la finalità di acquistarne un altro, mentre il 46% per investimento o altri motivi. Interessante anche una lettura generazionale: l’80% degli under 35 vende casa per acquistarne una nuova, mentre il 64% degli anziani non ha questo fine, magari perché già proprietari di più case. Il 77% degli immobili venduti riguarda tagli piccoli, dal monolocale al trilocale, mentre solo il 23%  appartamenti di grandi dimensioni, dal quadrilocale in su. Dato interessante è che un quarto degli over 55 vende un quadrilocale, probabile volontà di spostarsi in un immobile più piccolo. Il 79% degli appartamenti venduti, complice anche la posizione urbana, è situato in un condominio, contro un esiguo 21% di case indipendenti o monofamiliari.

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