Il fascino discreto del real estate piemontese

E’ stato presentato, nella sede del Collegio costruttori edili – Ance Torino, nel centro storico del capoluogo piemontese, il rapporto redatto da Scenari Immobiliari in collaborazione con Casa.it sul mercato immobiliare del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Dall’analisi emergono dati confortanti sull’andamento delle compravendite in Piemonte, che si colloca al secondo posto per vivacità del mercato dopo l’Emilia Romagna con un incremento del 22,4% delle transazioni nel 2016 rispetto al 2015. Interessante risulta anche il trend per il mercato valdostano, relativo soprattutto alle seconde case da mettere a reddito nei mesi invernali. Il rapporto analizza anche l’andamento delle transazioni immobiliari in tutte le province del Piemonte, che fanno registrare un sostanziale segno positivo: al buon andamento delle compravendite corrisponde anche un trend delle quotazioni che, seppur in risalita, rimangono più accessibili rispetto alle altre città italiane.

In particolare, Torino che da anni sta attraversando un profondo e complesso processo di trasformazione e di rigenerazione che però lascia quasi immutata la solidità sabauda dei palazzi del centro cittadino. Una città che, da capitale dell’auto che ha concentrato su di sé i principali flussi migratori degli anni ’50, si è trasformata in una realtà dove l’industria automobilistica ha lasciato spazio ad altre forme di imprenditorialità come quelle legate al settore agroalimentare, vitivinicolo e della cultura.

Il processo di trasformazione che la città ha intrapreso, ha avuto inizio già dagli anni ’90 quando ha preso coscienza della crisi della sua industria manifatturiera. Per dare nuovo slancio alla città, l’amministrazione ha dato vita a un Piano di rilancio strategico volto a elaborare un progetto per creare valore attraverso la diversificazione del sistema produttivo. La città ha puntato a coniugare le competenze manifatturiere con quelle legate all’accademia e alla ricerca, attraverso la condivisione di una progettualità comune tra stakeholder pubblici e privati.

In una realtà così mutevole, grande importanza viene data ai progetti di rigenerazione urbana, come ad esempio la caserma Lamarmora che ha ospitato alcuni giorni fa l’annuale edizione della rassegna dell’arte e della creatività contemporanea e che nel progetto di Carlo Rattitorinese al Mit di Boston – ospiterà, una volta riqualificata, laboratori e spazi di cohousing con l’obiettivo di far rinascere la zona ove è collocata.

Torino tuttavia, pur rappresentando una città che, soprattutto nel centro cittadino, sa coniugare stile architettonico e qualità della vita, sembra non riuscire ad appropriarsi di un ruolo fondamentale nello scenario delle città metropolitane. Meno esuberante e forse più provinciale di Milano, sembra non riuscire a spiccare il volo. Il rischio di rimanere fagocitata dalla grandeur milanese deve essere una spinta a creare una domanda che trovi in Torino la location ideale per il proprio futuro, perché se è vero che Milano vede il ritorno delle famiglie, secondo quanto emerso dall’analisi, a Torino si manifesta esattamente il processo inverso in quanto la città sembra attrarre i cosiddetti millennials, mentre le famiglie sembrano prediligere i comuni limitrofi.

Per concludere, le parole con cui un grande scrittore piemontese, Cesare Pavese, descrisse nel suo diario la città: “Città della fantasticheria, per la sua aristocratica compiutezza composta di elementi nuovi e antichi; città della regola, per l’assenza assoluta di stonature nel materiale e nello spirituale; città della passione, per la sua benevole propizietà agli ozî; città dell’ironia, per il suo buon gusto nella vita; città esemplare, per la pacatezza ricca di tumulto.” (da C. Pavese – Il mestiere di vivere, 17 novembre 1935).

di Valentina Piuma – vai al blog virginialunare.it

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