Draghi traccia una linea di continuità per Christine Lagarde

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Mario Draghi

Il 26 luglio, è settimo il compleanno del Whatever it takes pronunciato da Mario Draghi in piena crisi dei debiti sovrani. “Nel rispetto del nostro mandato, la Bce è pronta a fare qualsiasi cosa per proteggere l’euro. E credetemi, sarà abbastanza”, disse nel 2012 il presidente, dal 1° novembre 2011, della Banca Centrale Europea, lasciando un segno profondissimo nell’attività dell’istituto centrale e ponendo le basi per la soluzione della crisi.

Quelle parole, pronunciate forse non a caso a Londra, alla Global Investment Conference, cambiarono il volto della Banca centrale europea. Tra qualche insofferenza, soprattutto da parte dei Paesi più rigoristi a cominciare dalla Germania, l’istituto di Francoforte assunse su di sé il ruolo di salvatore dell’euro.

In questi giorni il dimissionario Draghi, il mandato scadrà a fine ottobre, sta segnando nuovamente e con medesima profondità la politica dell’Istituto di Francoforte, tracciando il sentiero su cui Christine Lagarde, designata a succedergli sulla poltrona più alta dell’Eurotwer, si muoverà nei prossimi anni.

A confermare quanto l’influenza del banchiere centrale italiano si farà sentire anche nei prossimi anni, il fatto che madame Lagarde, che gli subentrerà dal primo novembre prossimo, avrà attorno a sé la stessa squadra di economisti e tecnici del predecessore.

Cosa ha detto Draghi

A fronte del rallentamento dell’economia Ue Draghi ha innanzitutto aperto all’ipotesi di riduzioni sui tassi di interesse, lasciati invariati ai livelli attuali “almeno fino a metà 2020 e comunque finché sarà necessario”. Il Consiglio direttivo ha inoltre aperto a una ripresa del Quantitative easing.

Il tasso principale è allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. Il Consiglio direttivo dell’istituto intende assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori, ma prossimi al 2% nel medio termine. La precedente formulazione faceva riferimento solo a livelli pari e non inferiori.

Qe e acquisti di titoli

Per quanto riguarda il Qe, invece, la Banca centrale europea “ha dato mandato ai relativi comitati dell’Eurosistema di esaminare le opzioni, fra cui le dimensioni e la composizione di nuovi acquisti di titoli“. Confermato la possibilità che il programma di reinvestimento a scadenza dei titoli rilevati con il Quantitative easing, che prosegua “per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento”.

Draghi ha poi fatto sapere di non essere disponibile a salire alla guida del Fondo monetario internazionale. “Mi fa piacere ma il problema non si pone”, ha affermato.

Economia globale in rallentamento

Secondo il numero uno della Bce, la crescita globale più debole e il commercio globale rallentato dal protezionismo “stanno ancora pesando sull’economia dell’Eurozona”. Draghi si è soffermato sulla “prolungata incertezza dovuta a fattori geopolitici, al nascente protezionismo e alle vulnerabilità delle economie emergenti”. “Continuiamo a giudicare abbastanza bassi i rischi di recessione”, ha però evidenziato.

L’Eurotower ha dato inoltre il via libera alla designazione dal 1° novembre della candidata proposta alla presidenza, Christine Lagarde. Il Consiglio non ha infatti sollevato obiezioni riguardo alla designazione, in quanto persona di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario. “Penso che sarà una presidente eccezionale”, ha detto Mario Draghi, esaltando la “collegialità” del metodo di lavoro dell’attuale direttrice del Fmi, la sua capacita’ di accogliere gli input degli economisti nello staff e di favorire il dialogo.

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