Donato: “Iniziare ora a costruire l’ordinario per rendere efficiente il sistema appalti”

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A situazioni di emergenza si risponde con atti d’emergenza, come è stato durante il periodo del lockdown per quanto riguarda il public procurement, o come si è fatto con il cosiddetto modello Genova, che ha accompagnato la ricostruzione del ponte sul Polcevera nel capoluogo ligure. Ma entrando progressivamente nella fase del post emergenza da Covid-19 è, e sarà fondamentale, “pensare e costruire quello che sarà l’ordinario, per rendere efficiente nel medio e lungo periodo il sistema degli appalti”.

Così, in questa intervista concessa a Re2 da Luigi Donato, capo Dipartimento immobili e appalti di Banca d’Italia, che partendo dal Quaderno di ricerca giuridica pubblicato recentemente da Palazzo Koch su questi temi, ha spaziato a 360 gradi sul mondo del public procurement, in tempo di pandemia e in Fase2.

“L’obiettivo deve essere quello di trovare un punto di ottimo tra efficienza dei processi e lotta alla corruzione”, spiega Donato. Non si tratta però di un puro trade-off: pur sembrando in contraddizione, sono in realtà aspetti che devono viaggiare assieme. Anche perché: “le pubbliche amministrazioni più soggette a rischi di corruzione sono quelle meno efficienti e che mancano degli anticorpi di professionalità e buona organizzazione”.

Sul Codice degli appalti, secondo Donato, “è prevalso un approccio da giuristi che si è concentrato sui singoli atti invece che guardare al sistema nel suo complesso”.

Ciò non vuol dire che il codice sia da buttare, anzi. Piuttosto si deve guardare alle cose che si possono fare sin da ora. E tra queste la prima è di attuare la disciplina sulle qualificazioni delle stazioni appaltanti, prevista dal codice e di fatto inattuata. In questo modo potrebbe essere realizzato un vero “salto strategico del codice degli appalti”.

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