Il Credito Fondiario torna in utile nel H1 2018

Funziona la cura Tages Group per il Credito fondiario. Il cda della banca che opera in Italia nel settore degli investimenti e del servicing di portafogli di crediti deteriorati ha infatti approvato una semestrale in utile, a pochi anni di distanza dall’acquisizione da parte del gruppo di asset management.

In particolare, dai dati al 30 giugno 2018, emerge che la banca ha realizzato un utile netto di 7,9 milioni rispetto a un risultato netto negativo di 2,1 milioni nello stesso periodo dello scorso anno. La società sottolinea che il processo di turnaround e di rilancio della banca si è completato grazie ad un team manageriale di elevato standing e seniority, a una visione industriale chiara e coerente, ad azionisti che hanno sostenuto i significativi investimenti realizzati in tecnologia e soluzioni a supporto del business”.

La banca nel corso degli ultimi 18 mesi ha triplicato le proprie dimensioni. Nel corso del semestre sono stati sottoscritti contratti di master servicing e special servicing sui portafogli dei crediti in sofferenza di Monte Paschi di Siena, Credito Valtellinese e Banca Carige . Inoltre la società ricorda che è stato perfezionato l’acquisto del ramo d’azienda di Banca Carige relativo alla piattaforma di gestione dei crediti deteriorati, grazie al quale Credito Fondiario ha incorporato 53 nuove risorse professionali e si è aggiudicato un contratto decennale per la gestione dei crediti Npl della banca genovese. Inoltre un’altra operazione importante è stata la gestione dei processi Gacs per Banca Carige e Credito Valtellinese .

“Credito Fondiario è oggi uno dei principali operatori nel mercato italiano del credito secondario, con focus sui distressed asset. Abbiamo realizzato importanti investimenti sul fronte delle risorse umane e dello sviluppo di soluzioni innovative nella gestione di Npl e Utp. Siamo tra i player più dinamici del settore, grazie ad un modello di business inedito in Italia che ci vede operare sia come servicer indipendente, sia come investitore diretto in portafogli di Npl e Utp – ha commentato il direttore generale, Iacopo De Francisco – Il posizionamento di mercato è forte e abbiamo un’interessante pipeline di mandati di gestione e di possibili investimenti su cui stiamo lavorando: la banca continuerà a crescere”.

I numeri della semestrale

Dal punto di vista del dettaglio dei risultati del primo semestre il margine di interesse, in aumento del 72% rispetto allo stesso periodo del 2017, si è attestato a 12 milioni e le commissioni nette, pari a 14,7 milioni, sono triplicate rispetto allo stesso periodo del precedente esercizio. Il risultato positivo deriva dall’incremento degli interessi attivi sugli investimenti realizzati e delle commissioni attive di special servicing e master servicing.

Con un margine di intermediazione al 30 giugno 2018 pari a 31 milioni, triplicato rispetto al primo semestre dello scorso anno (dato pari a 10,4 milioni), Credito Fondiario rafforza la propria posizione quale primario referente per i servizi sia di debt purchasing, sia di debt servicing. I costi operativi

, pari a 20,1 milioni, peraltro comprensivi di alcuni oneri non ricorrenti, riflettono non solo il piano di espansione dell’organico che ha visto aumentare le risorse, negli ultimi dodici mesi, da 122 a 216, ma anche gli investimenti in infrastrutture tecnologiche e in soluzioni che Credito Fondiario ha sostenuto a supporto del business.

La posizione finanziaria netta al termine del primo semestre dell’anno è risultata positiva per 316,4 milioni, in aumento di 20,4 milioni rispetto al 31 dicembre 2017. L’incremento del semestre è dovuto alla raccolta retail ottenuta attraverso il conto di deposito online Esagon. Il Cet1 ratio è stato pari al 20,7%. Al 30 giugno 2018 gli asset under management ammontavano a 43,7 miliardi, in crescita rispetto a 40,6 miliardi del 31 dicembre 2017. L’incremento dei crediti gestiti dipende principalmente dai nuovi mandati di servicing acquisiti dalla banca, quali quello relativo al portafoglio di sofferenze cedute dal Credito Valtellinese (1,7 miliardi) e quello connesso all’acquisto del ramo d’azienda (1,2 miliardi).

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