Covivio in Italia punta su uffici, hotel e sviluppo

Covivio, società immobiliare nata dalla fusione di Beni Stabili in Fonciere des Regions di cui Delfin, holding che fa capo a Leonardo Del Vecchio, è maggiore azionista con il 26,6%, si è presenta al mercato italiano. E lo ha fatto ben carrozzata: con 23 miliardi di euro di patrimonio gestito e 5 miliardi di progetti di sviluppo. Numeri che la portano a occupare il quarto posto in Europa come dimensioni, per i Reit.

La strategia di Covivio, illustrata dal ceo della branch italiana, Alexei Dal Pastro, si amplia rispetto a quella della defunta Siiq. E non potrebbe essere altrimenti vista la maggior potenza di fuoco messa in campo e soprattutto la diversa natura societaria, che è nei fatti una Siic di diritto francese. Da un certo punto di vista è ironico che proprio Beni Stabili, che aveva fatto lobby e pressione (tutto in modo lecito, sia chiaro) per far introdurre anche in Italia un regime societario simile a quello dei Reit, sia la prima della sparuta flottiglia delle Siiq sbarcate a Piazza Affari a tirare i remi in barca. Di certo, d’altronde, non si può dire che le Società di investimento immobiliare quotate siano state un successone in Borsa.

Oltre allo storico focus sugli uffici, ampliando però l’operatività da una gestione tradizionale verso le nuova forme di coworking e di sharing, Covivio intende puntare sul settore alberghiero, e in questo caso non solo o non necessariamente solo a Milano, target geografico quasi esclusivo in Italia(attualmente la città pesa per il 70% sul portafoglio tricolore della società, con l’obiettivo di salire rapidamente al 90%), e sullo sviluppo.

Uno dei prossimi primi passi sarà quello di introdurre anche in Italia il marchio Wellio, provider principale di spazi di co-working, che verranno proposti agli attuali clienti di Covivio, principalmente grandi società, ma anche di piccole e medie aziende, imprenditori e freelance. L’apertura è prevista entro l’anno, e i lavori sono già in corso nell’immobile di proprietà della società situato a Milano, in Via Dante 7. Entro il 2022 Wellio offrirà circa 35.000 mq di spazi di co-working nelle maggiori città europee. “Rappresenta comunque una attività marginale di Covivio – specifica Dal Pastro – ma è un segmento nel quale bisogna essere presenti”.

Sul fronte alberghiero, “c’è un interesse dichiarato – conferma Dal Pastro – per un nostro edificio a Milano, zona Lambrate, abbiamo già siglato un contratto con Meininger. Puntiamo a crescere ulteriormente nel segmento, non solo a Milano, ma anche a Roma, Firenze, Venezia. Siamo interessati ad alberghi che abbiamo una interessante massa critica, quindi oltre le 85 camere”.

Infine, sul fronte dello sviluppo, Covivio è impegnata  principalmente su due progetti: Symbiosis, che costituisce uno degli sviluppi più interessanti della città sorto attorno a Fondazione Prada, giunto alla fase due dopo la consegna a Fastweb del headquarters milanese. Il secondo progetto è The Sign, un business district in zona Sud-Ovest di Milano, a un tiro di schioppo dalla Università Iulm, in corso di realizzazione.

Il primo progetto, per il quale sono in corso trattative al fine di sviluppare un ulteriore lotto oltre a quelli già realizzati o in corso di realizzazione, potrebbe inoltre servire come trampolino di lancio per partecipare alla futura riqualificazione dello Scalo ferroviario di Porta Romana. “Si tratta di tempi lunghi, soprattutto per Porta Romana, ma è ovvio che Covivio ci butterà più di un occhio – dice a Requadro una fonte vicina alla società – In zona il gruppo è molto presente, quasi dominante, scommettere che quando il Comune e Fs Sistemi Urbani lanceranno il bando per Porta Romana sarà tra i partecipanti è sin troppo semplice”.

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