Con Made in Cloister riparte la rigenerazione urbana a Napoli

Il chiostro di Santa Caterina a Formiello a Napoli

Porta Capuana è stata per secoli l’ingresso più importante alla Napoli antica, crocevia di scambi e commerci, luogo vivace, caratterizzato da uno scenario architettonico di grande bellezza. Diverse vicende, sociali, economiche e urbanistiche hanno, col passare del tempo, hanno reso questa parte della città una sorta di periferia, sempre più isolata dal centro.

Il progetto di rigenerazione urbana Made in Cloister nasce dall’idea di una coppia di imprenditori napoletani, Davide Di Blasio e Rosa Alba Impronta, (ai quali è legato uno dei marchi produttivi di eccellenza della città, quello di Tramontano, che realizza oggetti di pelletteria) e di un architetto, Antonio Giuseppe Martiniello, fondatore dello Studio Keller Architettura. Proprio nella zona di Porta Capuana, vengono conquistati dalla bellezza del chiostro della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, luogo abbandonato e in condizioni di degrado, e decidono di raccogliere fondi per riportare a nuova vita questo spazio così prezioso.

Il Chiostro è infatti un luogo piuttosto unico. E’, con la chiesa, uno dei non molti esempi di architettura rinascimentale a Napoli, ed ha una storia particolare: utilizzato per coltivare le erbe medicinali, viene annesso nell’Ottocento agli spazi del lanificio adiacente e adibito a luogo di produzione. Qui venivano realizzate le divise dell’esercito borbonico. Il chiostro conserva al suo interno, nello splendore del suo disegno rinascimentale, una struttura lignea, risalente appunto all’epoca in cui faceva parte della fabbrica, esempio unico di archeologia industriale. Questa commistione rende lo spazio particolarmente interessante, assegnandogli quasi una vocazione naturale, quella del “fare”, proprio secondo le parole dell’architetto Martiniello.

Il progetto nasce da qui, da questo fulcro operoso, al quale viene prima di tutto restituita la sua bellezza, violata negli anni senza alcun rispetto e consapevolezza. L’idea è quella di renderlo ancora un luogo del fare, facendo muovere insieme cultura, arte, artigianato. Come riportato dal sito www.madeincloister.it, coinvolgendo artisti e designers di fama internazionale, così come gli artigiani nel processo produttivo dell’arte, colloquiando con le realtà culturali del territorio, con le istituzioni educative, Made in Cloister ha l’ambizione di operare una rigenerazione del quartiere ed, attraverso la sua rivitalizzazione, una sorta di ricucitura tra quest’ultimo ed il resto del centro storico della città. E’ un processo che richiede tempo, pazienza e fiducia, ma le idee non mancano e le iniziative in preparazione sono tante. Tra le altre, un percorso di formazione a giovani del quartiere su tecniche artigiane la cui conoscenza preziosa rischia di scomparire.

Quanto raccontato fino ad ora potrebbe puntare l’attenzione sul fatto che le idee, l’intelligenza nell’individuare potenzialità e risorse di una porzione di territorio, la buona volontà possono ridare vita a parti di città abbandonate all’incuria e al degrado.

Sono stata a visitare il Chiostro il giorno di San Gennaro, con gli auspici dell’avvenuto miracolo e sotto un cielo dal blu perfetto. L’ho trovato un luogo emozionante, oltre che bello, sicuramente anche per la presenza dei dipinti in mostra, realizzati dall’artista statunitense Laurie Anderson. Un luogo da inserire negli itinerari di visita della città.

di Lia Chiaiese – Archielle

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