Carceri sovraffollate, l’uovo di Colombo di Reddy’s Group

Il sovraffollamento nelle carceri italiane

Una soluzione al problema delle carceri sovraffollate? L’ha proposta Reddy’s Group, gruppo di consulenza immobiliare, presentandolo durante un apposito convegno internazionale tenutisi lo scorso aprile. Punti di forza: offrire un ambiente più salubre ai detenuti (in particolare coloro che hanno solo pochi anni da scontare), insegnar loro un mestiere per ridurre il rischio di recidiva, utilizzare complessi edili già esistenti senza doverne costruire di nuovi. Il tutto senza costi per lo Stato.

La formula è interessante, ma bisogna ragionare sulla sua reale possibilità di prendere piede, soprattutto per quanto riguarda la questione del riutilizzo degli edifici dismessi. Purtroppo, infatti, questo è l’uovo di Colombo, un’idea che è spesso stata proposta ai diversi governi; ma, chissà come mai, si è sempre preferito costruire nuovi complessi piuttosto che riutilizzare quelli completati, in toto o in parte, e poi abbandonati a sé stessi. Senza voler lanciare accuse nel vuoto, probabilmente il sistema di assegnazione degli appalti in Italia ha il suo ruolo in questo, e necessita, quello sì, di una riforma strutturale (già stilata in teoria dall’attuale Governo) e di un attento controllo nella sua attuazione. D’altro canto, una volta stabilito che in qualche modo convenga riutilizzare gli edifici esistenti, bisognerebbe ragionare su un sistema articolato di incentivi alle ristrutturazioni edilizie anche a casi di questo tipo.

La soluzione “Nuovi Complessi Carcerari (con formazione/addestramento professionale)” proposta da Reddy’s Group prevede il recupero, anche sotto il profilo dell’efficienza energetica, di complessi edili, in particolare aree industriali e capannoni già edificati, dell’estensione di almeno 20mila metri quadri. Si preferiscono le aree industriali perché già adibite a luoghi di lavoro e di formazione, facilmente riconvertibili in spazi per la rieducazione al lavoro dei detenuti, per i laboratori e per lo stoccaggio dei prodotti creati nei nuovi carceri. Tale finalità avrebbe come conseguenza il più facile reinserimento nella società dei detenuti, con una drastica riduzione (anche del 70%) del rischio di recidiva.

La soluzione, secondo Reddy’s, impatterebbe poco sulle casse dello Stato; il ministero della Giustizia non dovrebbe infatti realizzare nessun nuovo complesso carcerario (anche se, come dicevamo più sopra, questo potrebbe non essere necessariamente un vantaggio agli occhi della politica), mentre a suo carico ci sarebbero solo 30 anni di canone di locazione, che Reddy’s Group quantifica in 5mila euro annue per ogni posto letto realizzato, il che sarebbe pari a solo un decimo delle spese attualmente sostenute per ogni detenuto (al momento, secondo l’associazione Antigone, lo Stato spende 140 euro al giorno per ogni detenuto). Il canone annuo dovrebbe divenire una sorta di leasing: al termine dei 30 anni l’immobile potrebbe diventare proprietà dello Stato senza costi aggiuntivi.

Al ministero, attraverso il Dipartimento amministrazione penitenziaria, andrebbe anche la supervisione dei lavori di ristrutturazione, i cui costi potrebbero essere sostenuti da un investitore (fondo immobiliare o altra società) in cambio del canone di locazione di cui sopra e della plusvalenza realizzata grazie alla rivalutazione dell’immobile, che in questo modo consentirebbe anche la distribuzione di un dividendo ai soci o ai quotisti (in caso di un fondo). L’investitore si farebbe carico anche di imposte locali e altre spese. In tutto, calcola Reddy’s Group, il costo che l’investitore dovrebbe sostenere sarebbe di 50mila euro per ogni posto letto. Senza considerare le spese per la formazione dei detenuti, che andrà svolta da associazioni locali di artigiani e imprenditori.

Come primo modello di carcere di questo tipo, Reddy’s ha individuato una struttura da circa 10mila metri quadri con annessi capannoni da 12mila metri quadri, nei pressi di Novara, adatta ad ospitare e formare 800 detenuti. La ristrutturazione dell’area, al netto dei tempi necessari ad ottenere i permessi, non dovrebbe impiegare più di 24 mesi.

In attesa di sapere se questo progetto sarà l’ennesimo grido nel deserto o se approderà effettivamente a qualcosa, l’associazione Antigone ha stilato il suo rapporto sulle carceri italiane, Galere d’Italia, dando un’impressione tutt’altro che incoraggiante, nonostante in alcuni casi (come quello del carcere di Busto Arsizio) qualche passo in avanti si sia fatto. Secondo il rapporto il tasso di sovraffollamento nei primi mesi del 2016 ha raggiunto il 108%, con circa 4mila persone senza posto letto (che sono quindi sistemate in modo non regolare nelle celle) e oltre 9mila con soli 4 metri quadri a testa a disposizione. Nel complesso, però, rispetto al 2010 il numero dei detenuti (aggiornato allo scorso 31 marzo) è sceso da oltre 68mila a circa 53.500, a fronte di 49.500 posti letto.

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