“Borghi rinati”, da Sigest e Aim un saggio sul valore delle piccole città

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E’ stato presentato a Milano il libro dal titolo Borghi rinati. Paesaggi abbandonati ed interventi di rigenerazione, a cura di Carlo Berizzi e Lucia Rocchelli, edito dalla casa editrice Il Poligrafo. Il testo nasce da un’idea di Sigest e ha preso forma grazie alla ricerca di Aim Associazione Interessi Metropolitani. Il volume rappresenta il secondo prodotto editoriale frutto della collaborazione tra le due realtà meneghine, dopo Piazze e spazi collettivi, sempre edito da Il Poligrafo (2018).

La suggestione che ha spinto Sigest a voler esplorare la realtà dei borghi nasce alla Biennale di Venezia 2018 con l’allestimento del Padiglione Italia denominato Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese, firmato da Mario Cucinella e promosso dal Mibac. L’allestimento, in controtendenza rispetto ai trend internazionali che concentrano l’attenzione sulle megalopoli, ha messo al centro del dibattito la realtà italiana dei borghi con le loro potenzialità, criticità e soprattutto con il loro ruolo fondamentale per la nostra identità culturale.

A una prima introduzione di Vincenzo Albanese, fondatore e ceo di Sigest, che ha spiegato i motivi che hanno portato l’azienda a promuovere questa ricerca, ha fatto seguito la presentazione vera e propria a opera dell’autore Carlo Berizzi, presidente Aim.

L’evento è proseguito poi con una tavola rotonda di commento.

“Il volume nasce dalla necessità di comprendere le dinamiche in atto nel nostro territorio per valorizzare e supportare le esperienze virtuose – spiega Albanese – Ci è stato chiesto quale sia il motivo che spinge una società milanese di servizi immobiliari a interessarsi ai borghi. La ragione è semplice: ci siamo resi conto che l’idea di Milano città-stato sia anacronistica: qualsiasi metropoli da sola non è in grado di competere a livello globale senza fare sistema con l’intero Paese di cui fa parte. L’esempio delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è chiaro, Milano è la punta di diamante di un mondo più ampio e complesso, da cui trae linfa e a cui deve restituire successo e visibilità”.

Borghi rinati affronta lo spopolamento dei centri minori, attraverso una diversificata selezione di casi studio, identifica le azioni di difesa dall’abbandono messe in pratica in alcuni piccoli centri, e al contempo studia gli interventi che hanno innestato nuova vita nei borghi già spenti. Quella delle piccole città è infatti un’Italia in cui vivono 10 milioni e mezzo di cittadini e che rappresenta oltre il 55% del territorio nazionale, dove sono situate zone di pregio naturalistico, parchi e aree protette.

Il saggio iniziale inquadra il tema a livello nazionale, mentre un testo a cura della giornalista Paola Pierotti approfondisce il dibattito in atto. Il volume si chiude con un dialogo tra gli autori e l’architetto Mario Cucinella, da diversi anni attivo nella mappatura dei progetti di riuso del patrimonio minore italiano.

“E’ importante comprendere come gli stessi cambiamenti che portano alla crisi dei micro sistemi urbani contengano spesso gli elementi propulsori per una nuova rinascita – continua Albanese – Le nuove tecnologie digitali, per esempio, offrono infinite modalità di vivere, lavorare e di abitare, consentendo di immaginare soluzioni innovative per il recupero e la rivitalizzazione delle piccole realtà. Siamo ben consapevoli che la tecnologia sia soltanto uno degli strumenti che consente di realizzare progetti straordinari, ma essa è fondamentale, ed esempi vincenti lo testimoniano: tramite la realizzazione di questo libro abbiamo voluto raccontare alcune esperienze virtuose di rivitalizzazione di parti di territorio sofferenti, che potrebbero essere di esempio per stimolare la nascita di altri progetti nei nostri meravigliosi borghi”.

“Se da un lato il fenomeno della crescita delle aree urbane sembra destinato ad aumentare nei prossimi decenni, dall’altro i centri minori presentano ancora oggi una serie di valori che le più avanzate città metropolitane perseguono a fatica con investimenti importanti e attuabili nel tempo – commenta Berizzi – La vita nei borghi rigenerati può infatti rappresentare da subito un’alternativa all’abitare in città, promuovendo un modello slow da contrapporre allo stress della città globale, un uso sostenibile delle risorse locali contro la forza energivora delle metropoli, un’interdipendenza tra produzione agro-silvo-pastorale e cura del territorio, contro dissesti idrogeologici e impoverimento dei suoli, uno stile di vita socialmente condiviso e sano contrapposto alla solitudine globale e ai rischi per la salute della cultura urbana”.

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