Arrivano dall’Iran nuovi investitori nel mattone europeo

540
L'ambasciata iraniana recentemente riaperta a Londra

Le società pubbliche, private e gli iraniani ricchi investiranno in immobiliare all’estero più di 8,5 miliardi di euro, più di quanto impiegato negli ultimi 10 anni, a seguito della revoca dell’embargo internazionale e della rimozione delle relative sanzioni. E’ la stima di alcune grandi società di intermediazione londinesi.

L’Iran è la seconda maggiore economia dell’area che va dal Nord Africa al Medio Oriente dopo l’Arabia Saudit. Il numero di milionari in euro che vivono nel Paese è aumentato del 170% a partire dal 2000. Nel Paese vivono 1.300 multimilionari con un patrimonio netto superiore a 10 milioni di euro e quattro miliardari. In molti sono in cerca di mete dove investire e acquistare immobili. Le preferite sono Dubai, la Svizzera, la Germania, il sud della Francia e, soprattutto, Londra.

Antichi legami con Londra

Tra Iran e il Regno Unito ci sono antichi legami storici. L’Inghilterra è stata la potenza coloniale che ha dominato in Iran per lungo tempo. La Persia è stata infatti un protettorato della corona inglese, e furono i britannici a impiantare in quel territorio una florida industria di estrazione petrolifera. Ovviamente non per buon cuore, ma sfruttandola direttamente.

Tra il 1945 e il 1979, ossia sino alla rivoluzione Khomeinista e all’instaurazione della repubblica teocratica, la famiglia reale e tutto l’entourage legato allo Scià Shah Mohammad Reza Pahlavi, ha mantenuto un legame a doppio filo con l’Inghilterra. Anche in campo immobiliare, con possedimenti di lusso sia nella capitale sia nelle contee circostanti.

Così il primo luogo dove i nuovi ricchi iraniani sono tornati a investire riaperte le frontiere è stato proprio la City. Tra le altre destinazioni Dubai è praticamente fuori dalla porta, e per questo è così popolare. La Germania, la Svizzera, Parigi o la Costa Azzurra piacciono e attirano per antichi legami con i Paesi. Ma Londra rappresenta un polo attrattivo irresistibile, sia per la capacità di mantenimento dei valori immobiliari nel tempo sia per l’offerta di prodotto di alto e altissimo livello, non eguagliabile in nessun altro mercato al mondo.

L’Italia non sembra ancora avere un ruolo importante nelle scelte d’investimento estero degli iraniani. Ma tra i due Paesi c’è una lunga storia di buoni rapporti economici. L’Italia è stato infatti il secondo partner commerciale dell’Iran sino al 2008, anno da cui i remi sono stati tirati in barca in previsione dell’embargo totale del petrolio persiano che era previsto a metà 2012. Eni, il principale partner economico italiano del Paese sino alla metà degli anni 2000, sarebbe però pronta a rientrare a seguito dell’accordo sul nucleare firmato lo scorso luglio.

Le sanzioni internazionali contro l’Iran sono state abolite in gennaio, dopo una lunga ed estenuante serie di negoziati con la comunità internazionale, ma soprattutto con gli Usa, e dopo la dimostrazione da parte dell’Iran del rispetto degli accordi di non proliferazione di armi nucleari. In soldoni l’accordo consente all’Iran di vendere il proprio petrolio sui mercati internazionali. In più è stato anche attuato lo scongelamento di beni e proprietà detenute all’estero da cittadini iraniani per miliardi di euro, tornati nelle loro disponibilità. Restano però le sanzioni legate al mancato rispetto dei diritti umani e, soprattutto negli Usa, quelle dovute ai presunti legami con il terrorismo internazionale. Ce n’è abbastanza per tenere lontani gli investitori iraniani da Now York, Miami o Los Angeles.

Nessun Commento