Albanese (Fimaa Milomb): “Nell’intermediazione bisogno di tornare a fisicità di rapporti e incontri”

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Fimaa Milomb Albanese

Anche il rito del rientro dalle ferie estive, sempre uguale a sé stesso da lustri, quest’anno presenterà aspetti inediti e inattesi. La pandemia da Covid-19, che in Italia è relativamente sotto controllo, è tutt’altro che alle nostre spalle. E capire come si evolverà nei prossimi mesi e come sarà possibile reagire per mantenere la convivenza sociale e l’economia nazionale a livelli accettabili è fondamentale. Vale un principio: senza risorse non c’è cura. “Per agenti e agenzie immobiliari c’è un forte bisogno di recuperare gli aspetti fisici dell’attività – dichiara Enzo Albanese, presidente di Fimaa Milano Lodi Monza Brianza in occasione dell’apertura della nuova stagione immobiliare, inaugurata con questa intervista rilasciata a Requadro – La tecnologia è stata essenziale per affrontare l’emergenza più grave e il lockdown più stringente. E’ entrata a far parte della nostra quotidianità, facendo emergere i numerosi vantaggi derivanti da un suo utilizzo professionale, e non verrà abbandonata. Ma senza un ritorno alla presenza di persona rischia di essere incompleta”.

In che senso? “Al di là delle questioni operative e lavorative il rapporto fisico assicura un confronto di idee, di sensazioni e di conoscenze che difficilmente passano online. Offre un arricchimento, oltre che professionale, anche culturale e formativo sempre più necessario a fronte di una professione che era già in profondo cambiamento prima del Covid e lo è tanto più adesso”.

Domanda: Presidente Albanese, l’ultima volta che ci siamo sentiti per un’intervista era fine aprile; eravamo segregati in casa e con poche certezze sul divenire della situazione. Passati quattro mesi che sembrano una vita fa, emerge qualche chiara indicazione dal mercato?
Risposta: Una prima riguarda proprio il digitale: gli utenti privati si sono abituati a un certo tipo di servizi e li richiedono. Gli agenti non potranno quindi prescindere da questi. Altra cosa che emerge è una grande attenzione al prodotto, orientata soprattutto verso il nuovo. Il lockdown ha fatto emergere alcune esigenze che prima, quando la casa veniva vissuta in modo diverso, non erano sentite. Esigenze a cui difficilmente l’usato può rispondere. E questo ha innescato una certa dinamicità, almeno nelle intenzioni, a nuovi sviluppi.

D: Per quanto riguarda invece l’usato?
R: Sull’usato, ovviamente, c’è qualche difficoltà in più. A compensare la situazione, però, si nota, per lo meno a Milano, un aumento dell’offerta sui portali. Si tratta di un inversione, vedremo se poi durerà o meno, rispetto a quanto vissuto negli ultimi due anni durante i quali l’offerta di prodotto residenziale si è praticamente dimezzata.

D: Con quali conseguenze?
R: E’ molto probabile un allungamento dei tempi delle trattative e una minor rigidità da parte dei venditori nel concedere qualche percentuale di sconto per chiudere l’affare.

D: Possibili effetti sui prezzi?
R: E’ troppo presto per poterne azzardare. Forse sul nuovo si assisterà a un blocco dei listini. Bisognerà vedere…

D: Qual è la situazione sul fronte locazioni?
R: Tutto il business legato allo short rent sta vivendo una forte crisi. C’è un travaso di prodotto verso l’affitto tradizionale, ma non sempre si tratta di soluzioni completamente adatte. Lo student housing potrebbe essere un’incognita. Anche in questo caso si nota un forte calo di domanda, cosa succederà dipende dal mantenimento della capacità attrattiva di Milano e dall’offerta accademica.

D: Cambiando prospettiva: come sta mutando la professione di agente immobiliare con il Covid-19?
R: Direi che, in generale, ogni cambiamento deve essere considerato e analizzato; ciò non vuol dire però che vada accettato in modo acritico. E’ meglio non farsi prendere da entusiasmi troppo facili, il rischio testacoda di novità non rodate è sempre alto. Con i big data, per esempio, sembrava saremmo riusciti a prevedere tutto, e invece la realtà si dimostra diversa. Con questo non voglio dire che i big data siano inutili, anzi. Ma la loro funzionalità è probabilmente più ridotta di quanto si credeva.

D: In sostanza?
R: In sostanza, la professione di agente immobiliare era già in fase di cambiamento prima dell’esplosione della pandemia. Questa ha accelerato alcune mutazioni, giocoforza nell’utilizzo della tecnologia; di base resta la necessità di ampliare la componente di servizio insita nell’attività, di cambiare l’approccio con il cliente, che va reinventato, così come l’organizzazione del lavoro e del tempo dedicato all’attività. Si tratta di un’accentuazione della centralità dell’agente immobiliare nella compravendita di abitazione, tanto più in questo periodo dove, in pratica, è l’unico dei soggetti coinvolti nella fase di compravendita a vedere fisicamente il prodotto e ad avere il knowhow tecnico per coglierne potenzialità e criticità.

D: Passiamo un attimo alla vita associativa, argomento un po’ spinoso forse…
R: Il riferimento è al risultato delle elezioni nazionali?

D: Beh, sì.
R: Eravamo in lizza io e il presidente uscente, che è stato riconfermato per 8 voti.

D: Una vittoria al foto finish, e ora?
R: E ora, da Milano, Lodi, Monza e Brianza lavoreremo per favorire la transizione della professione immobiliare verso la modernità e il cambiamento necessari. Noi faremo il nostro, perché la posta in gioco è davvero alta…

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